da "il Corriere della Sera", Sabato 17 Marzo 2001


La Corte ha dichiarato illegittimo un pezzo della riforma sanitaria. Accolto un ricorso al Tar della Campania
Medici universitari, la Consulta boccia la Bindi
Incostituzionale l’obbligo di andare in pensione dopo i 65 anni: «graziati» 10 mila professori


ROMA - Per i medici universitari non vale l’età pensionabile degli ospedalieri. La Corte Costituzionale, con una sentenza interpretativa depositata ieri, ha dichiarato illegittimo un pezzetto della riforma sanitaria varata dall'ex ministro Rosy Bindi e dà ragione ai professori costretti ad abbandonare i reparti a 65 anni, i cosiddetti «baroni».

I «camici bianchi» delle facoltà mediche che fanno assistenza o dirigono un reparto ospedaliero - in Italia sono circa 10 mila - secondo la Corte Costituzionale non devono cessare l’attività assistenziale a 65 anni ma a 70. La riforma Bindi invece prevede che un docente universitario raggiunti i 65 anni - l’età della pensione per gli ospedalieri - cessi di esercitare qualunque attività o responsabilità assistenziale per dedicarsi esclusivamente alla didattica fino a 70 anni, quando scatta anche per lui - e per tutti i docenti universitari - la pensione.

La sentenza della Consulta - la numero 71 scritta dal giudice Annibale Marini - ha accolto le ragioni del professor Alessandro Agresti (docente di chirurgia) e altri medici della seconda Università di Napoli che nel marzo dello scorso anno si sono rivolti al Tar della Campania. Per la Corte Costituzionale non è possibile immaginare «figure di docenti medici destinati a un insegnamento privo del supporto della necessaria attività assistenziale». Nelle facoltà mediche, insomma, assistenza e didattica «si pongono tra loro in un rapporto che non è solo di stretta connessione, ma di vera e propria compenetrazione».

La sentenza suona anche come una censura alle regioni e alle università che avrebbero dovuto individuare «specifiche attività assistenziali strettamente correlate all'attività didattica e di ricerca» da affidare al personale docente anche oltre i 65 anni. D’ora in avanti, secondo quanto ha stabilito la Corte, i medici universitari non potranno interrompere l’attività assistenziale prima del dovuto, a meno che regioni e atenei non prevedano soluzioni diverse stipulando appositi protocolli d'intesa. «È un inevitabile colpo di scure».

Così il senatore Antonio Tomassini, responsabile del settore Sanità di Forza Italia, commenta la decisione della Corte costituzionale. «La riforma Bindi era ed è - aggiunge l'esponente di Forza Italia - illegittima e anticostituzionale, figlia di una cultura statalista, anacronistica e centralista». «La sentenza della Consulta e il fatto che dopo mesi di discussione università e sanità non abbiano ancora trovato un accordo su un paradigma di convenzione - dice Serafino Zucchelli, segretario nazionale Anao Assomed, la più grande associazione nazionale dei medici dipendenti dal sistema sanitario - sono un’ulteriore manifestazione della difficoltà di convivenza tra facoltà di Medicina e sistema sanitario nazionale».


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