da "Panorama" n. 21, Venerdì, 27 Maggio 1999


Editoriale

Dilemmi sanitari.

Bindi e medici in sciopero: chi ha ragione?


Di fronte allo sciopero di giovedì 27 maggio proclamato dai sindacati autonomi dei 230mila medici italiani, il cittadino è disorientato.  A chi dare ragione?  Ai 110mila ospedalieri che incroceranno le braccia insieme ai medici di famiglia e i dentisti contro la riforma «statalista» voluta da Rosy Bindi?  Oppure al tenacissimo ministro, che vuole cambiare volto al carrozzone della sanità con un decreto legislativo che, senza rinvii, entrerà in vigore il 21 giugno ?

I medici ospedalieri sostengono che la riforma «porterà a un peggioramento del servizio sanitario».  Pur riconoscendo che il 70 per cento di loro ha già scelto, come vuole la Bindi, la libera attività professionale all'interno dell'ospedale pubblico, giudicano inaccettabile che la stessa scelta sia imposta «per legge» al restante 30 per cento.  Ma su questo la Bindi non intende recedere.   I dibattiti in giro per l'Italia sulla sua riforma le hanno confermato un consenso di fondo su altri aspetti chiave: manager forti alla guida della Asl; logiche di mercato anche per la sanità pubblica; cure «essenziali, ma valide» per tutti, ricchi e poveri.

Le tesi in campo per un verso si contraddicono e per altri si integrano.  I medici che chiedono il riconoscimento del merito hanno tutto il diritto di farlo.  Il mercato deve essere benvenuto.  La tutela dei meno abbienti è un punto fermo.  Ma in tutto questo c'è un rischio: siamo proprio sicuri che con la riforma a regime sarà rispettato anche il diritto dei cittadini alla libera scelta del chirurgo o dell'ospedale?  O non ci troveremo tutti prigionieri di una sanità pubblica più povera in un Paese più indebitato?


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