da "il Nuovo, Sabato 15 Giugno 2002


Al medico l'ospedale piace pubblico
Indagine Anaao-Assomed smentisce il luogo comune sulle preferenze dei camici bianchi: solo il 4% sceglie l'extramoenia, ma le visite private rendono in media 18 mila euro contro 6 mila.


MATERA - Si aggiorna ogni anno a proprie spese, difficilmente cambia posto di lavoro e nel 90% dei casi giura fedeltà al servizio sanitario nazionale, scegliendo il rapporto di lavoro in esclusiva e optando per la libera professione nel privato solo nel 4% dei casi. A osservare l'identikit dei camici bianchi ospedalieri tracciato dall'indagine del sindacato medico Anaao-Assomed viene da chiedersi se sia poi così necessaria la controriforma che il Ministro della salute, Girolamo Sirchia, cercherà di far passare al prossimo consiglio dei ministri.

I dati presentati oggi a Matera , nel corso del congresso dell'Anaao, sembrano infatti non giustificare le tensioni e le polemiche che da mesi accompagnano l'ennesima riforma del rapporto di lavoro dei medici, che cancella le penalizzazioni a carico dei camici bianchi con il secondo lavoro nel privato, consente agli "esclusivisti" di esercitare la libera professione nel proprio studio e di fare in qualsiasi momento marcia indietro, optando per la libera professione nel privato. Tutte opportunità che, almeno a giudicare i dati della ricerca coordinata dal Professor Aldo Piperno dell'Università di Napoli Federico II, sembrano interessare solo una piccola minoranza dei camici bianchi. Tra i nove medici su dieci che hanno scelto il rapporto di esclusiva il 35-37% rinuncia infatti persino ad esercitare la libera professione dentro l'ospedale. Per il doppio lavoro nel privato ha optato invece solo il 4% e la metà di questa piccola pattuglia se potesse tornerebbe indietro. Tanto disinteresse per la libera professione nel privato sembra avere delle ragioni economiche. Se l'attività libero professionale in ospedale rende in media 12 milioni netti e quella nel privato 35. Ma la differenza di reddito, sottolinea l'indagine, viene di fatto annullata dall'indennità di esclusiva che è di circa un milione e mezzo mensili delle vecchie lire.

Alla fedeltà all'ospedale pubblico si contrappone una forte insoddisfazione per l'organizzazione ospedaliera e i rapporti con l'amministrazione. Una insofferenza giustificata dall'eccessivo peso della burocrazia, che assorbe oramai il 33% del tempo lavoro dei dottori contro il 50% dedicato alle degenze. Medici troppo "burocratizzati" ma, fortunatamente, ben formati. Smentendo molti luoghi comuni l'indagine fornisce infatti l'immagine di un professionista che ogni anno spende in media 600 euro per la propria formazione e che nel 38% dei casi possiede una doppia specializzazione.

A sfogliare la ricerca pochi consensi sembrano anche destinati a riscontrare tra i medici gli incentivi alle polizze malattia sui quali sembra puntare la prossima finanziaria per rallentare la crescita della spesa sanitaria. Il campione dei camici bianchi intervistati è infatti al 75% favorevole allo sviluppo delle mutue integrative ma a larga maggioranza mostra pollice verso all'espansione delle assicurazioni private.


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