da "il Messaggero", Giovedì, 15 Maggio 2003
L’intervento in clinica privata va rimborsato se il paziente dimostra che era l’unica strada
ROMA - Il paziente che si rivolge ad una clinica privata per effettuare un intervento deve dimostrare la gravità della malattia e, soprattutto, l'impossibilità di ricovero in una struttura pubblica se vuole ottenere il rimborso delle spese. Anche se le cure sono «urgenti». Altrimenti niente risarcimento. Lo ha stabilito la Cassazione che ha respinto il ricorso di Nicola M., un malato di cuore pugliese che si era rivolto ad un centro sanitario privato non convenzionato per effettuare la sostituzione del pace maker. La Cassazione, pur riconoscendo «la natura urgente» dell'intervento del paziente, ha negato il risarcimento «non avendo l'assistito provato la impossibilità di avvalersi in tempi rapidi per quell'intervento di una struttura pubblica o convenzionata». Il ricovero nella clinica privata da parte di Nicola M. era stato giustificato con la «urgenza dell'intervento», consistito nella sostituzione del pace maker risultato scarico nel corso di una visita specialistica effettuato da un medico di fiducia a Roma. Di qui la richiesta di rimborso, ad intervento avvenuto. Una decisione contrastata dall'Azienda sanitaria di Cerignola che sosteneva che il paziente non aveva provato le ragioni di urgenza del ricovero presso una struttura esterna al Servizio sanitario nazionale.