8 OTTOBRE 1985
IL "MANIFESTO BIANCO"
L'OSPEDALE PUBBLICO E L'EQUIPE MEDICA
di Renato Boeri - Ferdinando Cornelio - Alessandro Pellegrini - Girolamo Sirchia - Umberto Veronesi - Carlo Zanussi
Il personale è un bene prezioso: ci vogliono anni per formare un medico, un infermiere, un tecnico. Questo personale deve inoltre essere inserito e operare all'interno di un'équipe per poter realizzare un buon servizio.
Essendo il personale un bene assai costoso è necessario fare ogni sforzo per non perderlo quando ha raggiunto il vertice della professionalità e utilizzarlo al massimo; ciò rende efficienti anche strutture e apparecchiature, che pure sono assai costose.
Per ottenere ciò è necessario offrire al personale motivazioni economiche e culturali, chiedendo nel contempo una dedizione totale al servizio ospedaliero.
La legge Mariotti ha dimostrato che tale formula funziona: medici e infermieri ottennero dall'ospedale quanto necessario al loro bilancio e gli ospedali si avviarono a diventare, agli albori degli Anni 70, centri di alta qualificazione di diagnosi e cura.
Dopo un inizio promettente, tuttavia, la situazione ospedaliera è andata gradualmente deteriorandosi fino a giungere ad essere, attualmente, agli antipodi dell'ottimale: la sanità ospedaliera è infatti negletta in larga misura, anche perché si è da alcune parti imputato il mancato successo della riforma sanitaria a una troppo radicata mentalità "ospedaliera" della sanità italiana. Gli stipendi sono insufficienti, cosicché si deve tollerare che il personale svolga lavoro all'esterno. Ciò ha vari aspetti negativi:
1) per larga parte della giornata le strutture non lavorano e i tempi di degenza si allungano;
2) il medico non si può concentrare culturalmente sull'ospedale, che non è più il centro della sua motivazione;
3) le équipe mediche si disgregano (a ciò contribuisce anche il sistema concorsuale, che implica che per far carriera il medico debba spesso lasciare l'ospedale e l'équipe in cui è nato);
4) con il doppio lavoro si riducono i posti di lavoro per i giovani medici.
L'inefficienza che deriva all'ospedale diviene causa di pubblica sfiducia e disapprovazione, che provocano ulteriori restrizioni finanziarie indiscriminate. Ad esempio, il blocco delle assunzioni che si trascina da anni, colpendo a caso i differenti settori non può che scoordinare maggiormente quelli più specializzati. Se si aggiunge che molti ospedali sono stati costruiti, negli ultimi 20 anni, più per ragioni di convenienza politica che di necessità, si può capire come oggi l'ospedale pubblico sia generalmente un sistema costoso e inefficiente.
Ciò spinge la nazione verso forme talora incontrollate di sanità privata, che il potere pubblico è fra l'altro costretto a finanziare per sopperire all'inefficienza delle strutture pubbliche, creando così ulteriori emorragie finanziarie. Continua inoltre la migrazione all'estero degli italiani in gran parte a spese della sanità pubblica. Ad esempio alcune regioni italiane inviano quasi esclusivamente all'estero per trapianto di organi e per interventi di cardiochirurgia ed esistono efficienti agenzie di brokeraggio che reclutano pazienti in Italia per ospedali del Nord Europa e degli Stati Uniti. Gli elevati costi di questa dipendenza dall'estero, non sempre giustificata, contribuiscono ad accrescere il passivo della sanità italiana. In base a quanto sopra esposto, si comprende come pur spendendo lo Stato una non indifferente quantità di denaro per la sanità, questa resta insoddisfacente.
Così stando le cose è necessario che l'intera materia venga serenamente riconsiderata dalle forze politiche e sociali per trovare quei rimedi che ridiano efficienza e qualificazione agli ospedali pubblici. Su questa linea ecco alcune proposte.
Si propone quanto segue:
La struttura ospedaliera viene articolata in due settori:
a) presidi di diagnosi e cura (per acuti);
b) presidi per lungo degenti, con finalità riabilitative, con ampi collegamenti con i servizi di base del territorio.a)
Nell'ambito delle strutture di diagnosi e cura possiamo riconoscere due livelli:
1) ospedali multizonali e istituti a carattere scientifico;
2) ospedali zonali.
1) Ospedali multizonali e per analogia istituti a carattere scientifico si definiscono quelle strutture di ricovero e cura che per posti letto, funzioni di alta specializzazione, dotazione di attrezzature medico-scientifiche di alta tecnologia svolgono una loro attività prevalentemente di secondo livello, rivolta alle esigenze di più Unità sanitarie locali e riconoscono al loro interno funzioni di didattica e di ricerca.Tali presidi, per l'alto costo degli investimenti in strutture e strumenti, le spese di funzionamento, le attività in cui devono esprimere la loro produttività, richiedono una normativa specifica particolarmente per quanto attiene allo stato del personale e all'organizzazione.Il personale con l'eventuale eccezione di quello convenzionato, assume con la struttura ospedaliera un rapporto unico ed esclusivo. Questo "tempo completo" non può concepire attività professionali al di fuori dell'ospedale, ma deve garantire un trattamento economico adeguato e indicizzato e deve esprimere contenuti professionali e culturali validi. Va inoltre garantita al medico un'attività libero-professionale dentro l'ospedale, sia ambulatoriale, sia in regime di ricovero.Vanno previste una serie di incentivazioni economiche e di carriera secondo l'inserimento in attività diversificate di assistenza, di didattica, di ricerca e di prevenzione.Va rivista l'attuale struttura organizzativa espressa in divisioni e servizi per ridisegnarla in modo più agile e funzionale con la costituzione di équipe multidisciplinari di assistenza, di ricerca e di didattica. Va quindi prevista l'assunzione di responsabilità differenziate da parte del personale laureato e tecnico, con una maggiore articolazione dei ruoli di vari livelli. Fermi restando i livelli fondamentali che si acquisiscono per concorso (i concorsi, opinabili nella loro esistenza, vanno profondamente modificati in quanto a norme e procedure), si possono individuare posizioni funzionali di responsabilità differenziate da assegnare per incarico a tempo, rinnovabili, che comportino un corrispondente adeguamento economico; così da costituire allo stesso tempo incentivo, gratificazione e verifica di produttività.
2) L'ospedale zonale si inserisce in un contesto territoriale definito e agisce in stretto rapporto con le strutture di base e specialistiche di diagnosi e cura e diviene anche il "braccio operativo" dell'attività di prevenzione.
Per queste peculiarità organizzative, si prevede per l'ospedale zonale un doppio ruolo del personale.
a) Personale a "tempo completo" per tutti i livelli apicali dirigenziali che comportano una dedizione completa alla attività ospedaliera "sensu stricto".
b) Personale part-time che ha anche un rapporto di impiego con la struttura di base o specialistica e che si inserisce dall'esterno dell'ospedale. Questo tipo di rapporto è regolato da appositi contratti al di fuori della normativa di inquadramento del personale ospedaliero a tempo completo.
Si ottiene in questo modo un risparmio di posti di ruolo ospedalieri e una integrazione più fattiva con il medico di base che viene di fatto coinvolto e corresponsabilizzato nell'attività ospedaliera. Gli ospedali di zona possono così superare a livello periferico la moltiplicazione spesso inefficiente di servizi ambulatoriali e costituire un vero nucleo operativo per l'opera di prevenzione. Da ultimo va considerata l'opportunità di una semplificazione della normativa vigente: in particolare gli ospedali vengono gestiti da un autonomo Consiglio di amministrazione dotato di oneri e onori alla stregua di una qualunque azienda e libero di gestire con i modi che ritiene più opportuni per conseguire finalità di efficienza.
Renato Boeri - Ferdinando Cornelio - Alessandro Pellegrini - Girolamo Sirchia - Umberto Veronesi - Carlo Zanussi