da "il Mattino", Martedì 11 Luglio 2000
RIFORMA BINDI
Libera attività, il Tribunale dà ragione a De Chiara
Clamorosa decisione del Tribunale di Salerno con cui si sospende il termine per l'opzione, scaduto il 14 marzo scorso, che i medici ospedalieri dovevano effettuare tra l'attività professionale all'interno o all'esterno delle strutture ospedaliere.
Il Tribunale di Salerno - sezione lavoro, composto dai magistrati Tommaso Mainenti, in qualità di presidente, Gabriele di Maio, giudice relatore e Lia Di Benedetto con l'ordinanza del 4 luglio scorso, ha accolto il ricorso d'urgenza, proposto da Luigi De Chiara, primario del reparto di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Battipaglia. Il ricorso è stato patrocinato dagli avvocati Marco Marinaro, consulente legale per la Campania dell'associazione «Libertà Medica» e Alessandro Pasca.
Il Tribunale ha riformato l'ordinanza, emessa dal giudice unico del lavoro, Ippolita Laudati. La pronuncia assume notevole importanza in quanto è la prima favorevole in Campania sul dibattuto problema dell'opzione per i medici ospedalieri.
La decisione potrebbe aprire la strada a una serie di
ricorsi da parte dei sanitari contrari alle modalità previste nel decreto legislativo
n.229 dello scorso anno, più noto come «riforma Bindi». Se quindi si realizzerà una
pioggia di ricorsi dopo questa prima decisione favorevole, l'impianto della riforma
rischia di saltare.
Ma vediamo la motivazione addotta dal collegio. È stato ribadito il principio
fondamentale che la mancata predisposizione delle strutture intraospedaliere necessarie a
poter far esercitare in regime di rapporto esclusivo la libera professione ne preclude di
fatto l'esercizio. In altre parole l'effettiva e adeguata organizzazione degli spazi per
poter consentire all'interno della struttura ospedaliera l'espletamento della libera
professione ha carattere prioritario rispetto all'opzione.
Del resto le conseguenze derivanti dall'opzione sono rilevanti sia dal punto di vista economico, che di carriera. Anzitutto per l'irreversibilità della scelta e per l'impossibilità di assumere o conservare l'incarico di primario per chi sceglie di svolgere la libera professione all'esterno.
La soluzione di Lariccia
E neppure la soluzione-tampone, individuata nel corso del giudizio dal direttore generale dell'Asl Salerno 2, Antonio Lariccia, è stata considerata idonea dal Tribunale. Infatti Lariccia aveva ordinato ai direttori dei singoli presidi ospedalieri di predisporre una stanza per chi avesse scelto di svolgere la libera professione all'interno degli ospedali. Quando la legge parla di strutture idonee certamente si riferisce a un'organizzazione più complessa ed efficiente sotto diversi profili.
«Il medico ricorrente, che non si è arreso dinanzi alla prima pronuncia negativa, non dovrà optare al buio. Il Tribunale nel sospendere gli effetti derivanti dall'opzione, gli consente mantenere il precedente regime giuridico ed economico, con conseguente possibilità di continuare a svolgere la libera professione all'esterno», dichiara soddisfatto l'avvocato Marinaro.
Intanto un'altra vicenda interessa il mondo della Sanità. Il segretario nazionale del Sapmi Confsal Medici ha segnalato al governatore Antonio Bassolino la vicenda dell'incompatibilità di Franco Fiore, direttore sanitario dell'ospedale «Ruggi D'Aragona», per aver svolto la libera professione.
Il sostituto procuratore Roberto Penna ha chiesto nei mesi scorsi il rinvio a giudizio. Bassolino ha assicurato un intervento dell'assessore Teresa Armato. De Girolamo ha richiesto anche la revoca dell'incarico al direttore generale Camillo Valitutti.
