Varato il primo piano regionale all'insegna di un'autonomia spinta: Asl partecipate dagli enti locali, ospedali trasformati in fondazioni Sanità, in Lombardia sempre più privato. Sole 24 ore Lunedí 15 Ottobre 2001

da "il Sole 24 Ore", Lunedí 15 Ottobre 2001


Varato il primo piano regionale all'insegna di un'autonomia spinta: Asl partecipate dagli enti locali, ospedali trasformati in fondazioni
Sanità, in Lombardia sempre più privato


Zona franca per chi eroga servizi sanitari e per la libera scelta del cittadino. Vera esercitazione sul campo per un federalismo «graduale e reale». Autentica palestra di devolution, insomma. Veste questi panni il primo Piano socio-sanitario della Regione Lombardia, varato una settimana fa dalla Giunta regionale «giocando - ha sottolineato il presidente Formigoni - tutte le proprie autonome competenze». Per completare, ovviamente, quella riforma lombarda della Sanità costata, nel 1997, durissime contrapposizioni tra Governo regionale e Governo centrale, e oggi divenuta - con l'avallo della Stato-Regioni - «modello sperimentale di organizzazione delle strutture sanitarie».

Del resto, di sperimentazione si può ben parlare considerato un progetto che in 200 pagine rivoluziona tutto l'assetto del settore. Punti chiave, secondo l'assessore alla Sanità, Carlo Borsani (coautore del progetto con l'assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale, Gian Carlo Abelli): «Regione sempre meno gestore, nuovi metodi di valutazione, elevati livelli di assistenza, potenziamento della prevenzione, nuovi ruoli per i professionisti».

Professionisti che, in qualche caso, non sembrano soddisfatti delle novità in arrivo. E qualche perplessità potrà ancora manifestarsi lungo il percorso per la definitiva adozione del Pssr che prevede l'esame in Consiglio e il confronto con le parti sociali. Ecco le scelte di cui si andrà a discutere.

Giochi di ruolo. Ribadita e decisamente accelerata la scelta di mutar di ruolo ai protagonisti istituzionali della salute pubblica. La Regione sarà controllore terzo e imparziale del sistema e dunque esclusa dalla gestione dei servizi; le Asl sono candidate a «mutare la loro forma giuridica» per esser partecipate dagli Enti locali; le aziende ospedaliere sono invece destinate a farsi soggetti di diritto privato (modello principe, la fondazione di partecipazione). Logica guida: tutti alla prova qualità. Alla pari. Tra esami e prove d'abilità che non trascurano nulla.

Le strutture. Primo slogan: meno letti, più qualità. Rivedendo l'equazione «letti autorizzati-letti accreditati» che non soddisfa più perché, viceversa «l'eccedenza fa concorrenza» e apre possibili mercati esterni al Ssr «senza mettere in discussione «i principi costitutivi del Ssn». Il programma - sulla carta - è poderoso (si veda la scheda): riorganizzazione della rete ospedaliera; sospensione degli accreditamenti e riqualificazione dell'offerta in base al rapporto 1/2; riconversione dei piccoli ospedali in strutture intermedie (ricovero diurno); costruzione di nuovi ospedali per acuti di medie dimensioni, plurispecialisti e ad alta tecnologia; sperimentazione della ospedalizzazione domiciliare dei pazienti; verifica e riorganizzazione della rete dei letti di alta specializzazione; monitoraggio a tappeto della performance delle aziende sanitarie; completamento della rete delle Residenze sanitarie assistenziali per anziani (Rsa) e per disabili (Rsh).

Finanziamenti sperimentali in pista. Operazioni che costano. E con quel vincolo al 6% tendenziale del Pil per il finanziamento della spesa sanitaria fissato dall'accordo dell'8 agosto c'è da ripensare tutto. All'insegna della flessibilità più spinta. Gestione flessibile da parte delle Asl della quota capitaria assegnata; forte coinvolgimento del non profit (da accreditare - se le norme nazionali lo consentiranno - come «soggetto erogatore», abile a trattare per conto degli associati servizi a buon prezzo); cartolarizzazione crediti e factoring per ridurre i tempi di pagamento ai fornitori.

E ancora altro. Primo, l'approdo alla parità pubblico-privato anche sul versante delle prestazioni ambulatoriali, aggirando tramite percorsi terapeutici ad hoc per patologia o specialità (il paziente sarebbe affidato per massimo un anno alla struttura accreditata) il dominio del pubblico sulla potestà prescrittiva. Ad aumentare i livelli rispetto ai minimi stabiliti centralmente ci penseranno mutualità e fondi integrativi. Subito in pista - ad esempio - un fondo regionale ad hoc per l'odontoiatria. Mentre si andrà a sperimentare la mutualità integrativa obbligatoria per la copertura del rischio di alcune categorie (cronici, disabili, anziani) sul modello tedesco. Contributi economici come buono socio-sanitario e voucher serviranno infine in caso di assistenza prestata a domicilio da un familiare o da un care-giver accreditato. Le quote vanno studiate. Ma costerà meno. E il paziente - promette il Piano - dovrebbe star meglio.


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