La situazione venutasi a creare a
seguito della pubblicazione della 229, è fonte di inaccettabile disparità di trattamento
della dirigenza medica sul territorio nazionale. In alcune situazioni, infatti, la
magistratura del lavoro ha sospeso i termini di opzione riconoscendo il diritto dei medici
a non effettuare la stessa in assenza delle strutture per la L.P. intramuraria, mentre in
altre sedi tale opzione è esprimibile; in talune aziende sono state avviate le procedura
di verifica (le cui norme sono peraltro demandate al contratto non ancora firmato)per i
"primari stabilizzati", mentre in altre le stesse sono state sospese; taluni DG
hanno interpretato unilateralmente la cessazione dei rapporti di lavoro a tempo definito
(anche questo demandato al contratto) dal 1/1/2000 ed altri no; la regione Lombardia ha
deciso lo slittamento, sia dell'opzione che delle verifiche, alla firma del contratto;
taluni DG intendono i contratti quinquennali validi sino alla scadenza (trattandosi di
contratti privatistici regolati dal codice civile) ed altri no.
Lo stesso Ministro della sanità ha più volte
ribadito l'esigenza di uniformità di trattamento della dirigenza medica.
Alla vigilia di un nuovo slittamento dell'opzione al
28/2, desiderei sapere se il Ministro o il Governo ritengono necessario un intervento teso
ad armonizzare, sul territorio nazionale, il rapporto di lavoro e l'applicazione uniforme
del testo di legge, tenendo presente che:
la dirigenza apicale rischia provvedimenti
impropri, fonte di nuovi contenziosi legali, conseguenti ad intepretazioni
"autonome" di qualche DG;
sia la normativa che le proroghe sin qui concesse,
non hanno variato la data dei tagli stipendiali (a tuttoggi fissata all'1/7/99);
c'è il fondato rischio di applicazione impropria,
ed irreversibile, della stessa legge con conseguenze lesive profili altamente
professionali.
Dott. Giorgio Cazzato
Presidente nazionale Libertà Medica |