Il discorso del Presidente di Liberta' Medica, Dott. Giorgio Cazzato, tenuto a Padova il 30 Giugno '99, in occasione della manifestazione che la nostra associazione ha tenuto insieme ai sindacati CIMO e SNAMI.


Alla manifestazione hanno partecipato con attenzione circa 200 Colleghi medici preoccupati delle conseguenze che il decreto Legge della Bindi avrà su di loro in futuro.

Erano inoltre presenti in sala l'on. Sartori (FI) e l'assessore Zanon (AN). Messaggi di buon augurio e di sostegno politico incondizionato ed impegno adeguato nelle sedi opprtune, sono giunti dall'on. Pierferdinando Casini (CCD), da Sergio Licheri  (Pres. Naz. Comitato Tutela Salute e Resp. Naz. Org. Dipartimento Sanità di FI), on. Alberta Casellati (Resp. Naz. Politiche Sanitarie, FI); on. Adriana Musacardini (AN) a nome di TUTTA Alleanza Nazionale; on. Piergiorgio Massidda (vice Presidente Commissione Affari Sociale Camera dei Deputati, FI); sen. Marco Toniolli (FI); on. Alessandro (capogruppo in commissione affari sociali della Camera, Lega Nord per l'Indipenenza della Padania); on. Enrico Cavaliere (Lega Nord per l'indipendenza della Padania).


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Cari Amici,

ho il piacere di aprire la nostra manifestazione, ma, prima di tutto, voglio ringraziarvi per la vostra partecipazione così numerosa, a testimonianza che, contrariamente a quanto afferma il Ministro e i suoi alleati sindacali, quelli che protestano contro la sua legge non sono pochi. Vedo tra voi, con piacere, anche molti colleghi dell’Anaao e della Fimg che immagino siano qui in veste di dissidenti dalla linea delle rispettive segreterie nazionali o comunque spinti solo dal desiderio di conoscere le nostre ragioni e, spero, non animati invece dal desiderio di turbare quest’incontro.

Permettetemi di salutare e ringraziare, l’on. Sartori che tutti voi conoscete quale Presidente del Consiglio Regionale del Veneto e nuova eurodeputata per FI. Questo ringraziamento è doveroso non solo per la disponibilità a partecipare all’assemblea, alla quale illustrerà poi il punto di vista della nostra regione sulla legge-delega e quella che sarà la sua personale azione a livello del parlamento europeo, ma anche, e soprattutto, perché non ci "usò" in periodo pre-elettorale per accaparrarsi, come si usa dire in questi casi, delle seppur legittime preferenze, rinunciando ad incontri ufficiali prima dell’esito elettorale, rara dimostrazione d’uso non strumentale dell’elettore. Grazie Presidente, e mi permetta di rivolgermi a Lei con questo titolo e non con quello di Onorevole, che Le compete, perché per noi, in questa regione, Lei è, e resta, la nostra Presidente.

Ancora un ringraziamento all’assessore Zanon di AN, per aver voluto partecipare a quest’incontro. Anche a lui, però, al termine delle relazioni, chiederò, se me lo consente, di commentare quanto è successo ieri in giunta regionale, quando, come già tutti sapete, l’avvocato Canella, vicepresidente di giunta ed assessore agli affari legali, con voto unanime della giunta, eccezion fatta per l’assessore Braghetto che ha votato contro, ha dichiarato l’impegno della Regione Veneto a ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge Bindi, di cui ci potrà testimoniare dopo anche la Presidente. Immaginiamo il travaglio interno che una tale decisione ha comportato, quando si pensa che la stessa è stata presa in aperto contrasto con chi si dovrebbe occupare imparzialmente di sanità in questa regione, l’assessore Braghetto, ma questo deve essere motivo di vanto per coloro che l’hanno intrapresa, in quanto ulteriore espressione, ove mai ce ne fosse stato bisogno, che questa Giunta lavora e decreta non in base a mere finalità politiche, ma tenendo sempre e solo presenti gli interessi dei Cittadini. A questa Regione non può che andare, quindi, tutto il nostro plauso e ringraziamento per l’attenzione con cui affrontano attentamente le problematiche che investono i loro amministrati. Sappiano i nostri amministratori regionali che noi saremo sempre con Loro quando, come in questa occasione, si schierano, contro ogni logica politica interna, a favore dei Pazienti. E, da oggi in poi, quando diciamo noi non intendiamo più Libertà Medica o la Cimo o lo Snami o l’Anpo, ecc. …., ma TUTTI insieme come Categoria, tutti uniti nella casa comune di Libertà Medica per rafforzare e sostenere decisioni coraggiose come quella di ieri, sia in sede regionale che nazionale. Sappia l’avvocato Canella che i deliranti comunicati stampa delle sigle sindacali da sempre POLITICAMENTE a sostegno della Bindi, sono solo espressione dei vertici sindacali delle stesse, ma non certamente degli iscritti, la cui maggioranza è formata da seri professionisti che, in questa occasione, stanno contrastando dall’interno le linee sindacali nazionali, sino al punto che in tutto il territorio nazionale la contestazione è così forte che stanno per essere intrapresi atti ufficiali dalle varie sedi regionali, che nei prossimi giorni sanciranno definitivamente la frattura che si creata e la sconfessione di talune segreterie nazionali. Sappia ancora la Regione tutta che noi, al contrario, non possiamo che essere compatti nel difendere, in qualunque sede, scelte come quella di ieri che, come sarà evidente dalla relazione, rispondono appieno alle nostre richieste di salvaguardia della Salute dei Pazienti e di difesa della dignità della Categoria.

A proposito dell’impugnazione del decreto per anticostituzionalità si è già impegnato l’OdM di Genova e, notizia di poche ore fa, anche quello di Milano ha dato mandato all’Avv. Pascale di impugnare la legge alla Corte Costituzionale.

Ancora, nei prossimi giorni a Genova si terrà una riunione di tutti i Presidenti d’Ordine contrari alla linea del dr. Pagni, Presidente nazionale della Federazione degli Ordini, che ha già raccolto 37 adesioni di dissenso rispetto a quella della Federazione Nazionale.

Come si vede, quindi la nostra Regione non è affatto isolata nelle Sue scelte.

Vedo in sala anche il dr. Giorgino, presidente dell’A.G.E.O. (associazione ginecologi extra-ospedalieri), e il dr. Ortu, responsabile provinciale della CUSPE (confederazione unitaria specialisti esterni), che prego sin da ora ad intervenire, se lo ritengono opportuno, al termine di questa relazione, per darci anche il loro parere, come potranno fare anche altri rappresentanti di sigle presenti e che mi scuso di non aver citato, ma che non sono riuscito ad identificare tra voi.

Ma iniziamo subito i lavori, non prima di essermi scusato con voi per il fatto che spesso ricorrerò alla lettura del mio intervento, ma ciò è dovuto ad esigenza di lealtà di trascrizione del testo sul nostro sito internet, e ai dipartimenti sanitari delle segreterie politiche ed agenzie di stampa che ne hanno fatto richiesta.

Per chi non mi conosce, mi chiamo Giorgio Cazzato, sono un otorinolaringoiatra ospedaliero, ed ho il piacere e l’onere di essere il presidente nazionale di Libertà Medica. Libertà Medica è una LIBERA associazione NON sindacale di medici, di qualunque appartenenza politica o sindacale, costituitasi idealmente proprio nella nostra città, in uno storico incontro al Pedrocchi in gennaio, tra chi vi parla ed altri Colleghi decisi a difendere e recuperare la DIGNITA’ che la nostra Categoria merita e che, invece, ha progressivamente perduto grazie ad infamanti campagne stampa pre-legge, sulla cosiddetta malasanità, cui noi tutti, come Categoria, siamo stati fatti oggetto (tenete però presente che la stampa non è sempre responsabile delle diffamazioni se, quando pubblica ciò che le viene fornito, non riceve smentite o interventi da chi ha il dovere istituzionale di farli). Vorrei qui ricordarvi, solo come esempio, come proprio il Veneto fu al centro di quel presunto scandalo "dei morti viventi", archiviato dalla magistratura dopo sole 24 ore dalla sua denuncia perché non esisteva alcun reato, in base al quale i medici di famiglia lucravano sui defunti, come tutti voi ben ricordate. Fu un tipico esempio di malamministrazione della cosa sanitaria, trasformato in criminalizzazione a scopo speculativo di tutta una Categoria, senza che NESSUNA VOCE UFFICIALE SI ERGESSE A DIFESA DELLA STESSA, spiegando che il problema era solo di ritardata registrazione nell’anagrafe sanitaria e che, soprattutto, la convenzione prevedeva il recupero delle quote versate, per errore dell’amministrazione e non per responsabilità dei professionisti, per questo ritardo tutto amministrativo.

Ma oltre al recupero della nostra dignità, l’associazione si prefisse, già da allora, di difendere la libertà del medico ad esercitare la sua professione senza vincoli di linee guide, percorsi diagnostici terapeutici, limitazioni alla libera professione; di difendere il caposaldo della nostra professione, e cioè il rapporto fiduciario medico/paziente, oltre, ovviamente, alla difesa del motivo stesso del nostro lavoro: LA SALUTE DEL PAZIENTE.

Praticamente, non c’era ancora un testo di legge su cui discutere, fummo accusati di difendere solo gli interessi economici della categoria, accusa ripetutaci con maggior veemenza oggi sia dal Ministro che dai suoi sindacati fiancheggiatori, e che noi rigettiamo interamente, non solo perché falsa, ma anche perché noi facciamo parte di quelle persone che non trovano NULLA di demoniaco o sacrilego nel giusto guadagno che proviene dal lavoro onesto. E per chi come noi mette ogni giorno a repentaglio, con grande responsabilità, la propria professionalità, essendo da sempre abituato a dar conto del suo operato primariamente alla propria coscienza e al suo paziente, e successivamente alla magistratura, non si può chiedere di esercitare sempre e solo una "missione", ma gli si deve riconoscere anche il giusto diritto alla remunerazione, come qualunque altra persona viva del SUO LAVORO.

L’associazione successivamente insieme alle sigle che protestavano contro la legge, quali la Cimo, lo Snami, il Coas, l’Anpo, l’Anaao aziendale di molti ospedali lombardi, gli "irriducibili" di Monza capeggiati da Costa Angeli, l’associazione oftalmologica italiana, e tanti altri che non cito per brevità, scusandomene con gli interessati, a proprie spese ha iniziato a comprare quelle pagine di giornali che tutti avete letto, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e perfino il Capo dello Stato, sugli errori che la promulganda legge conteneva. Alla nostra protesta si sono via via unite alcune forze politiche, "ovviamente" dell’opposizione, accusate immediatamente dai vari rappresentanti del governo, di strumentalizzare la protesta di "pochi" per fini politici. Mi chiedo però: chi ha finalità politiche nella Sanità se lo stesso Marini, segretario del PPI, il giorno dopo l’Europee ebbe a affermare che "incredibilmente la Bindi, Ministro della sanità, non era stata capace di prendere neanche un voto da medici e infermieri", addossandole buona parte della responsabilità del disastro elettorale del suo partito (tant’è che nel cdm del 16 giugno, altri due ministri dello stesso partito, Piazza e Zecchino, furono tra i più feroci oppositori del ministro)?.

La legge comunque è passata solo 2 gg dopo al cdm che la votò all’unanimità ed è stata successivamente firmata da Ciampi, e questo è, quantomeno, singolare se si tiene presente che, dopo la lite al cdm del mercoledì, il giovedì D’Alema afferma che è stato costretto a rinviare la discussione al venerdì perché, così come era, la legge era incostituzionale e chiunque l’avesse impugnata avrebbe avuto ragione, e Bassanini, dopo l’approvazione del venerdì senza nessuna modifica sull’aspetto costituzionale, afferma che il voto unanime è stato frutto di molti compromessi, e, ancora, che a tutt’oggi non è ancora stata pubblicata sulla G.U. e Formigoni ravvede in questo un pericolo di ulteriori modifiche al testo approvato dal cdm (ma qui la Presidente Sartori potrà dirci qualcosa in più di quanto è avvenuto nella riunione dei Presidenti di Regione pochi giorni fa).

Perché allora non siamo d’accordo?

  1. Potrei dirvi che non lo siamo perché è incostituzionale perché viola almeno 9 punti:
  2. art. 3, 4, 5, 28, 32, 33, 35, 36, 76, e badate non lo diciamo noi ma i costituzionalisti e ordinari di diritto riunitisi a Milano il 22 e 23 marzo in un convegno vertente proprio sulla riforma sanitaria e che prevedeva come prima relazione: filosofia di fondo della legge delega 419/98 possibili censure di costituzionalità, rilievi in sede di corte di giustizia europea;

  3. oppure perché pecca di eccesso di delega, o ancora è coercitiva ed impositiva, priva di copertura finanziaria, ma di tutto questo vi parleranno meglio di me gli amici Biasioli e Barberio che, essendo sindacalisti, meglio potranno spiegarvi questi aspetti.

Io vi dirò solo cose pratiche per le quali non possiamo essere d’accordo come medici e come Categoria.

Innanzitutto questa riforma, comunque si voglia leggere, è una riforma CONTRO: contro il paziente e contro il medico.

Contro il paziente perché:

  1. lo costringe a ricorrere ai FONDI INTEGRATIVI. Il vero problema, a nostro giudizio, per cui il governo è a favore del testo Bindi, è solo l’istituzione del fondo integrativo che consentirà nuove entrate nelle asfittiche casse sanitarie e provocherà nuove uscite a tutti noi tartassati. Il testo della legge, infatti, dice che il SSN garantirà solo le prestazioni minime ed essenziali, mentre le altre saranno garantite dal fondo integrativo, che, come una specie di assicurazione, rimborserà le spese sostenute dal paziente per tutto ciò che non è minimo ed essenziale. Ma quali sono le prestazioni minime ed essenziali previste il testo non lo dice, anzi, stando a Repubblica, notoriamente giornale non proprio a favore dell’opposizione, anche le semplici visite specialistiche, esami di laboratorio e, persino gli stessi ricoveri, non rientrano tra le prestazioni minime ed essenziali.
  2. MA I FONDI CHI LI PAGA?

    Ovviamente tutti i cittadini perché possibili utenti sanitari, ma sicuri polli da spennare, con una nuova tassa/assicurazione che saremo costretti a pagare, il fondo integrativo appunto. Risultato: prima il paziente pagava la prestazione cui aveva bisogno con il famigerato ticket, domani dovrà: pagare il ticket per talune prestazioni, pagare comunque il fondo integrativo, anticipare le spese per le prestazioni che non sono minime ed essenziali, (2 aggettivi da paura !!!) salvo poi ottenere il rimborso (QUANDO?).

    Inutile dire che coloro che hanno anche la sfortuna di esercitare una libera professione, pagheranno ancora la tassa sulla salute, mentre quelli che già versano in fondi autonomi, dirigenti d’azienda, giornalisti, commercianti, ecc. … vedranno, di fatto, scomparire lo stesso per il solo fatto che non avrà motivo di esistere, e saranno costretti al fondo statale .

  3. PRIVA IL PAZIENTE DELLA LIBERA SCELTA, nell’ambito del già citato rapporto fiduciario medico/paziente, DEL PROFESSIONISTA CUI AFFIDARE LA SUA SALUTE E DEL LUOGO DI CURA.
    Infatti, è pur vero per il Ministro, che si potrà esercitare la libera professione all’interno delle strutture pubbliche (MA DOVE SONO LE STRUTTURE DEGNE DELL’ESERCIZIO DI UNA ATTIVITA’ L.P.?), ma è altrettanto vero che la prestazione richiesta potrà essere effettuata solo se il professionista non ha raggiunto il volume di prestazione istituzionale che questa legge gli consente. Infatti, strano a dirsi, la legge si propone di ridurre le famigerate liste d’attesa, e per questo consente la libera professione intra-muraria, ma poi non si capisce perché limiti la stessa.
    Questo Ministro, attento a razionalizzare le spese e ad aumentare le entrate nelle casse sanitarie, con un’altra a me incomprensibile "strategia aziendale", pone un tetto massimo economico alla attività che il medico può svolgere, pari al volume delle prestazioni istituzionali.
    Domanda: ma se quel medico avesse potuto visitare di più e, quindi, operare o ricoverare di più,  non si riducevano le famigerate liste di attesa? Non aumentavano forse le entrate dell’azienda che si trovava ad avere così più … clienti? Incomprensibile, e, come al solito, incoerente.
  1. ANCORA CONTRO IL PAZIENTE, E SOPRATTUTTO IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA SALUTE, LA NORMA CHE PREVEDE L’ISTITUZIONE DI LINEE GUIDE E PERCORSI DIAGNOSTICI TERAPEUTICI.

Come voi ben sapete, alla definizione di queste linee guida e percorsi, noi non siamo stati neanche  consultati, e questo non lo dico io, ma Giorgio Cortesina, presidente dell’associazione difesa diritti dei medici e, soprattutto, membro del Consiglio superiore di Sanità, che afferma come su tutto l’impianto legislativo il Consiglio superiore non sia stato né informato né consultato, esclusi "pochi membri preselezionati" ( a proposito della centralità del ruolo medico che questa riforma rilancia, mettendolo al centro della politica sanitaria, come sostiene l’anaao), e che comunque hanno sempre un unico obiettivo, costantemente citato nella legge, cioè la razionalizzazione delle spese: in altre parole il TAGLIO DELLE SPESE.

Nei paesi dove sono attuate linee guide ed indirizzi sanitari, succede qualcosa di singolare.  Vi ho già detto che sono un otorinolaringoiatra e come tale vi posso affermare che la maggioranza dei tumori laringei ha una buona, se non ottima prognosi in taluni casi, se e trattabili chirurgicamente.

In quei Paesi, però, la linea guida dice che la chemioterapia è la terapia di scelta nel tumori laringei, pertanto la maggioranza dei pazienti ricoverati negli ospedali pubblici, riceve il trattamento chemioterapico. Risultato: la prognosi è scadente e la mortalità per tumore è molto più elevata che in Italia.

Ma allora quei cittadini/pazienti sono impazziti? Il loro governo come può accettare questa situazione? Ovviamente i governi presentano brillanti studi (pagati da chi?) dove si dimostra che la sopravvivenza è la stessa sia con chemioterapia che con chirurgia. Ma in verità la scelta fatta è solo economica: la chemioterapia costa molto meno della chirurgia !!!

Come commentare, ancora, l’imposizione statale in scelte puramente professionali? Sarebbe come imporre, ad esempio, a degli ingegneri la costruzione di ponti, strade e edifici seguendo dei criteri di costruzione statale centrati solo sul risparmio. Quale sicurezza si pretenderebbe poi da queste strutture realizzate non secondo i principi delle tecniche di costruzione ma solo tenendo conto dei costi di realizzazione?

Ma non vi ho ancora detto che oltre le linee guide, ci saranno delle non meglio definite commissioni …etico-morali, che stabiliranno quali trattamenti saranno etici e morali (?). Mi chiedo: domani la fecondazione artificiale, l’aborto, i trapianti, ecc. …, saranno ancora possibili o saranno eticamente e moralmente inaccettabili? E cosa succederà se ci sarà un nuovo Di Bella? Non prendo posizione, non ne ho la competenza e non è questa la sede, per entrare nel merito di quella vicenda, ma, da medico, io ritengo di avere il diritto/dovere di informare il mio paziente, che mi ha scelto liberamente in base a quel rapporto fiduciario di cui sopra, di quello di cui io sono a conoscenza circa le possibilità terapeutiche del suo male e, poi, sarà il paziente, adeguatamente informato, a scegliere a quale tipo di cura sottoporsi, ed io dovrò avere la possibilità di curarlo secondo quel principio che per nessun medico, non essendo nessuno di noi atto a delinquere volontariamente come spesso si vuol far credere, è mai decaduto: SCIENZA E COSCIENZA !!! Se è vero che la salute è la nostra professione, nessuno di noi potrà mai accettare imposizioni o limitazioni terapeutiche che sanno di restaurazione, centralismo e dirigismo!!!

A noi sembra che tutto l’impianto politico che gravita attorno alla sanità abbia un solo scopo: I RISPARMI !!! Nei nostri contratti, infatti, e nelle intenzioni del ministro nella sua legge, una parte del nostro stipendio è costituita dal cosiddetto raggiungimento dell’obiettivo. A questa gratifica economica parteciperanno, però, solo coloro che avranno scelto l’intramuraria. Qual è allora l’obiettivo? Migliorare la prevenzione? Migliorare i protocolli terapeutici? Garantire una migliore qualità della vita? NO. RIDURRE LE SPESE. Come? Con meno ricoveri, ricorrendo di più a tecniche chirurgiche ambulatoriali (dove il paziente paga il ticket), riducendo la spesa dei farmaci da erogare in ricovero, ecc. … E come si fa a ridurre i ricoveri? Semplice: devono essere motivati da un programma di terapia per patologia acuta che preveda la permanenza nella struttura ospedaliera. E quei pazienti, come ad esempio i tumorali, che necessitano "solo" (si fa per dire) di accertamenti per la stadiazione della neoplasia e la programmazione terapeutica? Anche qui … semplice: facciano gli esami ambulatoriamente, … con il ticket e con un inevitabile allungamento dei tempi per la diagnosi. Noi medici, infatti, noti dilapidatori di risorse pubbliche della collettività, notoriamente proviamo un gran piacere a tenere volontariamente le corsie piene, o operare sempre in anestesia generale, o ad usare farmaci costosissimi ma efficaci, o, come qualcuno dice, … "forse ci guadagnano".

E se l’obiettivo non viene raggiunto? PUNIZIONE: NON SOLO quelli che prima eravamo abituati a chiamare primari, poi dirigenti di 2° livello e tra un po’ dovremo chiamare solo dirigente con responsabilità, MA NOI TUTTI, in quanto dirigenti con assegnazione di incarico, non avremo rinnovato il contratto alla scadenza e verremo retrocessi e collocati nella fascia dei professionisti senza incarico, cioè di quelli con meno di 5 anni d’anzianità, mentre per i reparti o le aziende ci saranno riduzione degli investimenti e tagli sul personale. Non è forse ricattatorio imporre a chi ha responsabilità di dirigenza dei parametri economici nella gestione della Salute? E quali vantaggi per il paziente da una tale "razionalizzazione"? NESSUNO. E, ancora, come si può pensare, ammesso che qualcuno ritenga giusti "quegli obiettivi", che quei Medici, che hanno scelto l’extramuraria, non partecipando, per legge, agli stessi, s’impegnino per il loro raggiungimento?

Ma si diceva che la riforma è contro i medici, i quali, secondo la Bindi, per dirla con Il giornale del 23 giugno, non sono disponibili ad interpretare, quello che lei stessa definisce, il ruolo del missionario dr. Kildare, ma vogliono essere come lo spregiudicato dr. Terzilli, per cui l’articolista conclude affermando che la Bindi ha scoperto il nemico della sanità: Alberto Sordi.

No caro ministro, noi non siamo dei Terzilli, ma professionisti capaci e responsabili che, però, non trovano peccaminoso il guadagno derivante dall’impegno serio e costante, e che non capiamo perché qualcuno voglia limitare o massimizzare, specie ove si pensi, come già qualcun altro ha detto, che noi siamo i peggio pagati in Europa, ma, in compenso, abbiamo il ministro più pagato d’Europa!!

Noi non accettiamo l’obbligo all’esclusività del rapporto perché già il solo fatto che una legge ci consenta di optare in qualunque momento a fare l’intra-moenia ma non consenta il passaggio inverso, ci puzza e ci fa ritenere che, una volta ingabbiatici, le regole potranno cambiare ancora, senza nessuna possibilità di opposizione.

Ma ci si dice però, che in assenza delle "idonee" (?) strutture pubbliche per la libera professione, potremo restare nelle strutture private, a patto che siano convenzionate con l’azienda e accreditate (e qui già mi chiedo se i parametri di riferimento delle strutture che mirano all’accreditamento siano gli stessi utilizzati nel pubblico: inefficienza, burocratizzazione e lentezza e, ancora, quale estenuante iter burocratico sarà necessario per lo stesso, e, guarda caso, i fondi integrativi interverranno al rimborso delle prestazioni eseguite presso le strutture pubbliche o accreditate, accreditamento forse possibile solo a che è "vicino" a certe linee politiche. E il principio della libera concorrenza per la quale è stata istituita dal governo un’apposita agenzia per il controllo? Agenzia, per inciso, che si è già espressa negativamente su questa forma preferenziale di garantire la "libera scelta" del paziente).

RICHIAMO L’ATTENZIONE DI VOI TUTTI SU QUESTA OPPORTUNITA’ CHE CI VIENE OFFERTA ( quella di esercitare in strutture private convenzionate): E’ IL PIU’ COLOSSALE BLUFF MAI VISTO PERCHE’ NON DECADONO I TETTI E RESTEREMMO COMUNQUE INGABBIATI AVENDO ACCETTATO, DI FATTO, DI ESERCITARE LA L.P. INTRA-MURARIA, ANCHE SE ALL’ESTERNO, E QUINDI SAREMMO INCARCERATI PER SEMPRE NON ESSENDO PREVISTO IL PASSAGGIO DI RITORNO. E A QUESTO PUNTO, DOMANI, CHIUNQUE POTREBBE DIRE, SENZA POSSIBILITA’ DI APPELLO, CHE IL MEDICO DEL SSN PUO’ LAVORARE SOLO PER LA DIPENDENZA E NOI DOVREMMO CHIUDERE LE NOSTRE ATTIVITA’E FARE SOLO QUELLO CHE QUESTO MINISTRO CI RICHIEDE: GLI IMPIEGATI SANITARI.

NO CARO MINISTRO, LE RISPONDIAMO CON TUTTA LA PACATEZZA DI CUI SIAMO DA SEMPRE CAPACI, NOI NON SAREMO MAI GLI IMPIEGATI SUOI E DI NESSUNO, NON ACCETTEREMO MAI LIMITAZIONI, COME LE LINEE GUIDA E I PERCORSI DIAGNOSTICI-TERAPEUTICI VORREBBERO, ALLA NOSTRA POTESTA’ DI CURARE !!!

Se Lei vuole veramente favorire il pubblico, anche con l’esercizio di attività libero-professionale intramurale, faccia prima le strutture e realizzi i modelli, in modo che noi si possa scegliere LIBERAMENTE E SENZA RICATTI dove esercitare. Crede forse Lei che molti di noi, se avessero la possibilità REALE di una L.P. intramurale seria, come in Francia o Germania, resterebbero fuori con tutte le difficoltà che questa scelta comporta? Come può Lei punire quel medico SICURAMENTE CAPACE, tant’è che è in grado di sostenere la L.P. extramuraria con tutti i costi che ne derivano, sostenendo che non ha titolo preferenziale a fare quello che io ancora mi ostino a chiamare Primario, solo perché esercita fuori?

Allora, caro Ministro, quando si costruisce una casa, si parte dalle fondamenta e non dal tetto altrimenti si rischia il crollo o, come dice Massimo Riva, di eseguire un trapianto su un ricevente non idoneo !

E se il vero problema, come a noi sembra, è SOLO quello economico, la sanità indubbiamente costa, si abbia il coraggio di dirlo, si impongano assicurazioni obbligatorie VERE, e non aleatorie come i fondi integrativi, ( assicurazioni certamente meno costose dei contributi sanitari che attualmente ciascuno di noi versa IN QUANTO POTENZIALE PAZIENTE), garantendo l’accesso assicurativo alle fasce più deboli, con contribuzioni di solidarietà per la copertura delle loro polizze, ma per favore, NON SI DIA POI, ANCORA UNA VOLTA, LA COLPA AI MEDICI DEL FALLIMENTO DI UNA RIFORMA CHE GIA’ PRIMA DELLA SUA ATTUAZIONE E’ STATA DA NOI DURAMENTE CRITICATA.

Quello che doveva essere un leale ed onesto confronto tra gli operatori professionali ed il "loro" Ministro, si è trasformato in una guerra di posizione. Come in tutte le guerre purtroppo ci saranno delle vittime: si sappia che NON CONSENTIREMO CHE LE UNICHE VITTIME DI QUESTO SCONTRO SIANO LA SALUTE, I PAZIENTI E MEN CHE MENO I MEDICI !!!

Con queste finalità il 23 giugno a Milano, tutte le sigle costituenti il CAP, hanno scelto Libertà Medica quale referente nazionale delle azioni legali che saranno intentate, a qualunque livello: amministrativo, giudiziario, costituzionale sia in Italia che alla corte Europea, costituendo un pool di avvocati, esperti in diritto costituzionale, del lavoro, diritto privato, che tutti insieme coordineranno l’azione legale.

Una prima vittoria legale si è avuta a Milano dove un Pretore illuminato, il dr. Martello, il 3 giugno ha decretato che la legge non consente attualmente la libera opzione tra intra ed extra-moenia, se non che con grave lesione del professionista chiamato alla scelta, per cui è inammissibile la richiesta di esercizio dell’opzione che l’Ospedale Maggiore di Milano aveva fatto.

I motivi della scelta della nostra associazione quale referente nazionale, oltre ovviamente ad onorarci, deriva dal fatto che NON siamo un sindacato solo di una parte di Categoria, né espressione politica o partitica, e che pertanto possiamo portare sino in fondo la nostra azione, sino all’ottenimento dello scopo finale di TUTTI: una totale riscrittura della legge, essendo l’attuale inapplicabile per i rilievi che vi ho citato.

Vi invito perciò:

  1. ad iscrivervi all’associazione, l’iscrizione costa 100.000 l’anno, al fine di costituire una cassa autonoma capace di far fronte all’impegno economico, che, come potete immaginare, si presenta assai gravoso (per chi volesse farlo già da stasera, il dr. Bilato è a vostra disposizione nella sala qui fuori. Consentitemi a tal proposito di ringraziare pubblicamente, per il loro impegno, oltre al dr. Bilato, il dr. Roncali e, soprattutto, il dr. Grazi che da Bologna, dove l’associazione ha la sua sede legale, gestisce con grande puntualità ed efficacia il sito Internet, ed inoltre, a titolo personale la sig.ra Marinella che molto ha contribuito a questa manifestazione).
  2. a diffondere la stessa tra tutti i Colleghi interessati che non hanno potuto partecipare a questo incontro, ma che comunque potranno trovare il testo di questo intervento sul nostro sito, il cui indirizzo lo troverete sulla richiesta di iscrizione. Ognuno di noi fa riferimento a società scientifiche che sarebbe utile che queste prendessero una posizione, così come ha fatto l’associazione oftalmologica italiana, perciò chi di noi è nei consigli di queste società è pregato di portare questa richiesta.
  3. Come certamente non vi è sfuggito, questa, della raccolta dei fondi, è la fase più delicata, anche perché i ricorsi dovranno partire da subito (non dimentichiamo che al termine dei 90 gg. per l’esercizio dell’opzione, c’è di mezzo l’estate che, in Italia, ha sempre avuto un ruolo paralizzante le proteste !!!).

  4. Vi chiedo ancora di riprenderci la nostra dignità ed orgoglio di appartenenza ad una classe che lavora 365 giorni l’anno, con montagne di ore straordinarie non pagate, nelle condizioni ambientali che tutti voi conoscete e con le retribuzioni più mortificanti per qualunque professionista, solo per amore del loro lavoro e della loro professione e mai saranno disposti a fare un passo indietro nella tutela della salute dei cittadini e per difendere i loro diritti, e anche quelle rare volte che protestano, non c’è mai l’avviso: " si invita alla massima attenzione perché … gli Ospedali potrebbero essere incustoditi", come spesso sentiamo quando protestano Altre Categoria di pubblica utilità !!! Sappia il nostro assessore regionale alla Sanità che quando sbandiera basse percentuali di aderenti agli scioperi medici contro la legge Bindi, queste percentuali non sono indicative, come lui certamente ben sa, del disagio e della contestazione, perché la Categoria Medica, proprio per l’alto senso di responsabilità che la contraddistingue, per la professionalità che raccoglie, mal tollera azioni come lo sciopero che arrecano danno specialmente ai pazienti, per cui dire che le adesioni sono state limitate non autorizza a dire che i medici plaudono alla legge;
  5. vi esorto, infine, a ricostruire, tutti insieme, una categoria unita e compatta, non più settorializzata in tanti gruppi contrapposti da interessi specifici diversi, ma cementata nella difesa della dignità e professionalità che meritiamo. Così come molti hanno fatto nelle recenti elezioni, sia europee sia comunali, non votando per protesta per il partito della Bindi e la coalizione governativa che la sosteneva, e i risultati elettorali, saranno stati una coincidenza, ma, di fatto, hanno sortito lo scopo prefissato anche nelle recenti comunali proprio nella nostra città, è ora che chi non si riconosce più nella linea delle segreterie nazionali dell’anaao e della fimg, si cancelli da quei sindacati, per dare un segnale forte del dissenso, che già è fortemente rappresentato al loro interno. Non vi chiedo di iscrivervi alla Cimo o allo Snami, come sarei tentato di fare, per aumentare la loro rappresentatività, che senz’altro meritano per la coerenza con cui, da sempre, hanno difeso la categoria, ma, almeno, di non continuare a dar voce a chi, da sempre, ha utilizzato i suoi iscritti, svendendoli, per le finalità puramente politiche dei loro vertici sindacali, gestendo il sindacato in modo assolutamente dittatoriale ed autarchico.

Un invito lo rivolgo ai politici presenti: la politica si può fregiare della P maiuscola, quando al di là delle ideologie e schieramenti politici, si adopera per soddisfare AL MEGLIO le richieste dei cittadini e i loro problemi !!! Purtroppo la situazione politica internazionale, presente sino a poco tempo fa, ed il clima elettorale, forse ha distratto qualcuno, ma sono sicuro, o perlomeno lo spero fortemente, questa manifestazione deve servire da stimolo a riprendere la vigilanza e l’apporto della assemblea parlamentare e della politica, sia nazionale che regionale, su un problema di tale importanza quale la Salute.

Se un governo riformatore e progressista ha accettato che la Salute sia normata per delega e con spirito impositivo, punitivo e ricattatorio, speriamo, anzi ne siamo certi, che un’opposizione liberale e garantista, NON assisterà passivamente alla distruzione di un sistema e delle alte professionalità che raccoglie. E’ bene si sappia che i nostri colleghi europei, specie francesi, sono pronti ad occupare le nostre strutture private e gli spazi che noi lasceremo vuoti.

La Salute è, e deve essere, di tutti e TUTTI dovete aiutarci a garantirvi!!!

Nessuno osi dire che siamo strumentali ad interessi partitici quando ci rivolgiamo a quella Politica, quella con la P maiuscola di prima, attenta alle esigenze e necessità ti TUTTE le componenti della Società.

Per tutti voi è a disposizione il nostro sito e le nostre e-mail personali, che troverete nel volantino d’iscrizione.


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