Prosegue la pubblicazione dei commenti del Presidente di Libertà Medica, Dott. Giorgio Cazzato.
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Quando i nodi vengono al pettine
Le chete acque della sospirata riforma della riforma Bindi hanno avuto in questi giorni qualche sussulto grazie all’annuncio da parte del Presidente della Regione Lazio Storace, di essere in procinto di emanare una delibera che consenta la reversibilità della scelta ai Colleghi laziali. Il testo delle agenzie informa che è già stata valutata l’eventuale incostituzionalità del provvedimento e che a breve la proposta dovrebbe approdare in Consiglio.
L'iniziativa di Storace, di cui non possiamo che rallegrarci auspicando che il testo venga approvato al più presto e senza intoppi, rappresenta indubbiamente una prova di forza (con l'estabilishment governativo e non) che di fatto dà una spallata al sistema: giova ricordare che uno dei punti programmatici elettorali dell’attuale Governo prevedeva, per l’appunto, l’abolizione dell’irreversibilità della scelta e delle penalizzazioni (sia economiche che di carriera) a parità di lavoro prestato.
Quegli impegni, tuttavia, sono rimasti ancora nel libro dei sogni nonostante gli innumerevoli testi di modifica presentati dal Ministro Sirchia e i 2 disegni di legge ancora allo studio, dopo 2 anni circa dalla presentazione, di Camera e Senato (il n. 397 della forzista Elisabetta Alberti Casellati e il n. 1310 che ha come primo firmatario Ettore Liguori della Margherita) che si differenziano solo nella tempistica della reversibilità: il primo prevede la possibilità di cambiare l’opzione senza altre indicazioni, il secondo lega il cambio di scelta a quello del direttore generale dell'azienda o ad un nuovo Piano sanitario regionale. In questo contesto di “calma piatta” l’iniziativa del Presidente Storace rappresenta indubbiamente un’accelerazione: ferma restando la valutata costituzionalità del provvedimento è del tutto evidente che lo stesso, qualora deliberato, costringa a decisioni (nella stessa direzione o reiterative rispetto a quanto previsto dal 229) delle altre Regioni che da un lato sarebbero costrette ad una “rincorsa” rispetto alle decisioni del Lazio, dall’altro dovrebbero trovare quegli aggiustamenti necessari a coniugare le prevedibili richieste dell’elettoralato locale medico con la propria visione politica dello stato giuridico del medico residente.
Ma non solo:
a livello governativo l’approvazione della delibera annunciata non può che comportare un “improvviso”, e a questo punto auspicabile, decisionismo del livello nazionale sia per una reale esigenza di uniformità di inquadramento dei medici ospedalieri sia per una innegabile valenza politico/partitica che conseguirebbe ad una mancata azione del Governo nazionale.
Fin qui tutto bene dunque, ma ci sono alcuni MA:
1. è ben noto come l’ex Ministro Bindi, autore e fautore sia dell’irreversibilità della scelta che del sistema penalizzante per chi non “condivideva” la sua impostazione integralista, abbia più volte dichiarato, anche recentemente, che alcune “rigidità” della sua riforma necessitassero di una correzione. Non sarà certo un caso, si spera, che uno dei DL allo studio abbia come primo firmatario proprio un esponente della Margherita. Il giorno dopo l’annuncio del Presidente Storace, tuttavia, l’on. Bindi tuona: «Il provvedimento annunciato dalla Regione Lazio non è attuabile perché si tratta di una disposizione che riguarda l'ordinamento generale; non è una disposizione regionale» il che apparentemente sembrerebbe essere solo un problema di competenze e non di merito se, però, non arrivassero subito gli “avvertimenti” economici «ci sono delle conseguenze contrattuali pesantissime» che francamente non si capisce perché ci sarebbero solo nell’ipotesi di un provvedimento regionale;
2. anche il sindacato medico ospedaliero più rappresentativo ha più volte ribadito la propria convinzione che l’ irreversibilità sia da rivedere e che le penalizzazioni (solo economiche nella sua visione) siano ingiuste ma quello che propone è sulla reversibilità della scelta (tranne per chi ha un budget da gestire che dovrebbe restare esclusivista) mentre per le differenze economiche non è ben chiara la linea che intenda seguire per porvi rimedio (sia per il passato, dato che le stesse incidono a livello pensionistico e di TFR, che per il futuro);
3. né il provvedimento del Governatore Storace, né i 2 DL allo studio fanno la benché minima menzione al problema della sperequazione stipendiale ad oggi subita e alla sua eliminazione futura.
In questo contesto appare sin troppo evidente che, al di là degli “utili” proclami, è giunta l’ora di fare chiarezza e non limitarsi agli annunci ad effetto:
fatta salva la revocabilità della scelta (su cui tutti, con qualche distinguo, si dicono convinti…almeno a parole) resta da risolvere il problema economico: se la quantità di lavoro prestato è pari nessuna differenza trova giustificazione, pratica o morale che sia.
Un’eventuale indennità, aggiuntiva allo stipendio tabellare (uguale per tutti e con gli incrementi dovuti già dal precedente CCNL e vanificati dall’esclusività), potrà allora essere sostenuta solo dalla partecipazione a programmi che comportino il soddisfacimento degli obiettivi aziendali per il raggiungimento dei quali è innegabile vi sia un orario extra-contrattuale da destinarsi.
In quest’ipotesi le problematiche dell’intra o extramoenia sul piano della perequazione economica saranno superate; il sistema aziendalistico troverà piena realizzazione; la capacità manageriale dei DG verrà esaltata; gli impegni saranno commisurati con gli obiettivi da raggiungere e la resa economica del conseguito; contestualmente sarà soddisfatto il criterio della spesa sia a livello aziendale che a livello regionale.
Per contro il mantenimento dell’attuale beneficio derivante dall’esclusività, in assenza di diversificazione dell’impegno orario, confermerà un sistema premiale concettuale e ideologico che non risponde ai principi basilari né della giustizia retributiva né dei sistemi aziendalistici cui si è voluto ricondurre le ASL.
Se Altri hanno proposte diverse capaci di realizzare le intenzioni espresse, queste saranno ben accette se realizzeranno gli impegni annunciati (a livello governativo, politico e sindacale): abolire le penalizzazioni e rendere reversibile la scelta.
Altrimenti sarà più opportuno tacciano e smettano la maschera dei giusti.
Dr. Giorgio Cazzato
Presidente Libertà Medica
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