Prosegue la pubblicazione dei commenti del Presidente di Libertà Medica, Dott. Giorgio Cazzato.

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Ricominciamo dall’art. 32 bis

Raccolto il parere favorevole da parte della Commissione affari costituzionali e di quella Bilancio sull’emendamento alla finanziaria presentato dall’Onorevole Massidda (art. 32 bis), si sono creati i presupposti per correggere i dettami massimalisti della riforma Bindi.

Tutta la nostra attenzione sarà concentrata sulle azioni conseguenti e sulle posizioni che verranno assunte dai Politici nel prosieguo della vicenda sperando che le posizioni espresse da alcuni componenti dell’attuale compagine governativa siano espressioni personali e non di schieramento.

In particolare ci si riferisce a quanto dichiarato dall’Onorevole Dorina Bianchi (Ccd): «Il testo è stato scritto in fretta ed è impreciso. Non intendiamo regalare privilegi. Potrà diventare primario solo chi rinuncerà all'extramoenia. Oggi, invece, chi ha optato per questo tipo di rapporto deve rinunciare alla carriera ospedaliera per tutta la vita. E non è giusto».

Prescindendo dalle imprecisioni nel testo di quanto dichiarato, la questione oggetto dell’emendamento non è inquadrabile quale pretesa di difesa di interessi, come sostiene l’On. Bianchi, ma, ripristinando il criterio meritocratico nell’attribuzioni degli incarichi e ristabilendo il principio che a parità di lavoro corrisponda pari dignità di trattamento, se da un lato è garanzia di qualità della funzione di servizio svolta, dall’altro ristatuisce i più elementari principi di uguaglianza e dignità in ambito lavorativo, entrambi compromessi dalla riforma ter.

L’attuale sistema, infatti, attribuisce gli incarichi professionali non già in base alle capacità professionali e/o all’esperienza e conoscenza maturata, ma in base alle “scelte” operate, all’epoca della riforma Bindi, per l’esclusività o meno e, ancor più, ne vincola il rinnovo (o persistenza) al raggiungimento dell’obiettivo aziendale (meramente di tipo gestionale-economico), discriminando, peraltro, non solo in termini di carriera ma anche di retribuzione mensile, e ancor più di pensione, tra chi “optò” per l’esclusività e chi, lavorando lo stesso numero di ore, e certo con maggior coerenza vista l’applicazione della legge, scelse di non esercitare la propria libera-professione all’interno delle strutture (e con le stesse attrezzature) che dovrebbero essere dedicate al soddisfacimento delle richieste istituzionali.

Accade così che la struttura pubblica si presti, quanto meno, a dei moral hazard nel momento in cui, specie in presenza di liste d’attesa, soddisfi con priorità le richieste del cittadino…purché paghi!

L’emendamento Massidda ci pare perciò sia un primo passo nella direzione del Diritto: diritto del cittadino, finanziatore del SSN attraverso la fiscalità generale, ad avere nel sistema pubblico professionisti di vertice scelti in base alle loro capacità professionali (e non “premiati” per le scelte fatte indipendentemente dal merito); diritto del medico ad esercitare la sua professionale nell’ambito di un rapporto fiduciario medico/paziente e non come prestazione pagata dall’utente quale sostitutiva di quella istituzionale.

Certo molte sono, a nostro giudizio, le ulteriori necessità di modifiche da attuare: dall’integrazione verticale degli erogatori (non con finalità competitive ma sussidiarie), alle scelte decisionali e di garanzia sugli impieghi delle risorse allocate; dalla distinzione tra funzioni gestionali (le sole cui attribuire ruolo dirigenziale) e sanitarie (articolate in funzioni variabili, dal medico in formazione all'attuale direttore, cioè al vecchio primario) a una diversa integrazione tra ospedale e territorio.

Tuttavia l’emendamento presentato, se non “subirà” interpretazioni distorte, rappresenta il passo iniziale del cambiamento.

Dr. Giorgio Cazzato

Presidente Libertà Medica


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