Iniziamo, con il mese di Settembre 2002, la pubblicazione di una serie di commenti, che abbiamo voluto semplicemente chiamare RIFLESSIONI, del Presidente di Libertà Medica, Dott. Giorgio Cazzato.

Gli argomenti trattati saranno quelli di maggiore attualità nel campo della Politica e del Sindacalismo Medica.

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Questione medica: il DDL che verrà (?)

L'ipotesi di Ddl sullo stato giuridico dei medici dirigenti del Ssn trova opposizione in seno alla Stato-Regioni ma anche all'interno della maggioranza sicché, dopo un anno di promesse, un infinito numero di testi di modifica e una serie di presentazioni e rinvii, l'unica cosa certa è che la riforma Bindi, a tutt'oggi, resta e con essa gli arbitrii massimalisti allora operati.

Il Ministro ha annunciato infatti una "pausa nell'iter del disegno di legge di riordino della professione medica fino al nuovo contratto" (Ansa 30 agosto) con l'obiettivo di dimostrare che il provvedimento non causerà alcun aumento di spesa per le regioni. Già perché, dice sempre il Ministro, il provvedimento "è stato contestato dalle Regioni e dagli stessi medici, che lo hanno rifiutato affermando che esso avrebbe comportato una maggior spesa. Io, però, non credo questo, perciò - ha proseguito - intendo aspettare la fine dell'anno, quando scatteranno alcune novità: la maggior parte dei medici, cioè, andrà in regime di esclusività, ci sarà l'avvio della contrattazione. Per cui mi aspetto - ha aggiunto il ministro - che diventi evidente quello che oggi alle Regioni non era evidente, e cioè che il provvedimento di legge che ho fatto non è una maggior spesa ma è un risparmio" (da Sole 24 Ore del 30 agosto).

Se da un lato mi viene da chiedere dove erano quei medici che oggi contestano l'ipotesi di un cambiamento del loro stato giuridico (reo, secondo loro, di aumentare la spesa) quando invece accettarono l'esclusività (che certamente induceva un sostanziale aumento della stessa), dall'altro le dichiarazioni del Ministro sembrano introdurre un criterio temporale certo per riprendere a parlare del DDL: la fine del 2002 legata, secondo il Ministro, a 2 certezze: un aumento della percentuale di medici che passerebbe all'esclusività e l'avvio della contrattazione.

Entrambi i punti paiono fumosi:

E così, mentre alcuni sindacati in comunicati stampa dichiarano (ingiustamente) a proposito dell'ipotesi di un cambiamento dello stato giuridico che "un danno gravissimo ne trarranno, poi, i cittadini che saranno costretti ancora a rivolgersi ad ospedali ed a strutture presidiate da medici che avranno il loro cuore ed i loro interessi là dove è il loro portafoglio e cioè fuori dall'ospedale", tutto si ferma:

e così.... nulla cambia nonostante sempre il Ministro abbia giustamente ricordato che la "questione medica" è "un impegno del governo che va rispettato, perché noi abbiamo preso un impegno con i medici secondo cui ci vuole più libertà nella professione medica: chi vuole fare l'esclusivista lo può fare, chi no, pure" (Messaggero 3 settembre).

Il tutto senza considerare poi che in giro per il Paese vi sono alcuni extramoenisti che, in forza di sentenze dei Tribunali, sono riusciti a far valere le loro giuste ragioni e hanno ottenuto l'inapplicabilità delle penalizzazioni derivanti dall'opzione del 14 marzo 2000 e il recupero di quanto, secondo sentenze, "illecitamente" trattenuto.

Non si chiede, allora, un cambiamento di rotta, ma solo quel "colpo d'ala" e quella coesione che consentano quanto ci fu al tempo promesso: parità di trattamento economico a parità di lavoro prestato e ritorno del solo criterio meritocratico per l'assegnazione degli incarichi. Riuscirà questo Governo e questo Ministro a tener fede agli impegni presi?

 

Dr. Giorgio Cazzato

Presidente Libertà Medica


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