Sirchia ai medici: cambio l’esclusività Potrà diventare primario anche chi svolge attività privata fuori dall’ospedale, il Corriere della Sera, Mercoledì 3 Ottobre 2001

CIMO - Quello che vogliamo essere:

Quale Medico Ospedaliero? Quale Riforma?

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Chi mi ha preceduto Vi ha ricordato la storia della CIMO-ASMD, la sua coerenza, le sue battaglie, la sua posizione politico-sindacale.

A me è stato chiesto, da Giuseppe-Riccardo Spampanato (Responsabile della Formazione dei Quadri Sindacali di questo Corso) di raccontarVi e di riassumerVi i nostri obiettivi, le nostre speranze, le nostre aspettative.

Quello che vogliamo essere

Ognuno di noi conosce (o dovrebbe conoscere) se stesso. Ognuno di noi sa che cos’è e sa (o dovrebbe sapere) che cosa vorrebbe essere, vorrebbe diventare. Ma il problema, non è, in questo caso un problema personale. Il problema è, evidentemente, professionale e sindacale.

Ed allora.

Chi siamo, noi medici dipendenti, ospedalieri o territoriali?

Siamo medici dipendenti; siamo professionisti con un contratto individuale non più a tempo indeterminato. Siamo dirigenti, anzi, pseudodirigenti per colpa di chi ha voluto abbandonare la strada della professione per imboccare il sentiero, stretto ed impervio, di una dirigenza di latta, appiattita su un unico livello dirigenziale, pieno di nuovi compiti, di responsabilità manageriali, di budget, di quotidiani giochi di monòpoli.

Pseudosindacati, ministri illiberali, leggi, decreti legislativi e gli ultimi due contratti di lavoro hanno trasformato la nostra bella professione in uno squallido mestiere, che di un mestiere non ha neppure i discreti guadagni.

Ciascuno di Voi, soprattutto quelli dai cinquanta anni in su, pensi al medico che era e rifletta sul medico che è.

Da questo occorre partire. Dalla medicina ospedaliera e territoriale di oggi, in cui il professionista non è apprezzato per quello che è, che sa, che fa. Ma è invece umiliato da angherie e da diktat di tipo burocratico-amministrativo, che crescono di giorno in giorno, soffocando la professionalità medica.

Abbiamo scelto medicina (tanti anni fa) per essere professionisti e protagonisti. Ci troviamo ad essere impiegati, con uno stipendio da impiegati e con responsabilità da alti dirigenti.

La carriera si è appiattita, il salario non è decollato, ma le responsabilità sono cresciute.

Sulla nostra vita professionale incombono nuvole nerissime: la riforma Bindi, una situazione contrattuale pericolosa, un direttore generale certamente monocratico e spesso illiberale, incarichi a termine: assegnati, valutati e revocati, spesso con arbitrio e spessissimo con criteri discutibili. Abbiamo perso la stabilità di carriera, abbiamo perso ampi spazi di libertà professionale (incompatibilità) senza che ai nuovi rischi corrispondesse, almeno, un salario decente.

Dirigenti di latta, con uno stipendio in cui la parte variabile (legata alla professionalità ed all’attività di ciascuno) si è progressivamente contratta, fino ad essere inferiore al 10% del totale lordo.

Ecco, senza piagnistei, bisogna partire da qui. Dal fondo del precipizio, in cui ci hanno cacciato i governi di centro-sinistra e le fallimentari scelte "politiche" del nostro storico avversario sindacale.

Quell’avversario che – oggi – ci chiede di essergli vicino… Era il giovedì 5 luglio dell’anno 2001.

Ecco, da qui occorre ripartire: con grinta e speranza.

Quale medico vogliamo? Ospedaliero o territoriale che sia, noi vogliamo e chiediamo:

  1. un medico professionista e non un medico impiegato;
  2. un medico che sia al centro della sanità per poter meglio "servire" il proprio cliente, il malato (vero o presunto), la persona che ha bisogno;
  3. un medico preparato, la cui formazione ed il cui aggiornamento non siano affidati al caso, ma rispettino un percorso prestabilito, condiviso e finanziato;
  4. un medico che possa fare carriera, che possa progredire sul piano personale e sul piano professionale: nella conoscenza, nell’esperienza, negli incarichi e negli incentivi;
  5. un medico che lavori in équipe, per rispondere non ai sintomi, ma alle patologie;
  6. un medico che cambi il suo modo di essere sia in ospedale che nel territorio. Privilegiando l’attività ambulatoriale rispetto a quella di degenza; preferendo l’urgenza, rispetto alla routine;
  7. un medico sereno, motivato, tranquillo;
  8. un medico non timoroso né pauroso delle sue scelte professionali, sindacali, e… manageriali;
  9. un medico, non un dirigente;
  10. un professionista, anzi il Professionista della sanità;
  11. un medico libero di esplicare le sue capacità;
  12. un medico gratificato dal suo lavoro e non dalla speranza di un prossimo pensionamento;
  13. uno specialista a tutto campo (ospedale, territorio, ADI…) perché la domanda di salute è, oggi, diversa da quella di ieri.

Questo è, o dovrebbe essere, il futuro medico CIMO-ASMD.

Per questo il nostro sindacato si batterà, in ogni sede e con ogni governo.

Per questo medico, la CIMO-ASMD e la SPEME lavoreranno insieme. Perché la formazione professionale e la coscienza sindacale procedano fianco a fianco. Solo la professionalità può ridare alla categoria: il rispetto e la fiducia degli amministratori; il rispetto e la fiducia dei politici.

In lunghi decenni di "sanità in rosso" solo la preparazione e l’orgoglio professionale ci hanno difeso. Anzi, la preparazione, l’orgoglio e la CIMO.

Eravamo, e siamo, in un antro, nero e cupo. Dobbiamo uscirne perché l’aria è cambiata e, forse, la CIMO-ASMD non è più sola. Ma, ricordatevi che la CIMO-ASMD siete voi perché voi siete il presente ed il futuro di questo sindacato, unico nel suo genere.

Per la sua storia, per la sua coerenza, per i suoi uomini. Voi.


Quale riforma?

Sapete che la CIMO-ASMD si è battuta da sola contro la riforma Bindi; prima, durante e dopo la sua emanazione.

La CIMO-ASMD ha chiesto e chiede che la riforma ter (malefica sia per i pazienti che per i professionisti del settore) venga sostituita da un nuova riforma, la "quater". Quella definitiva.

Come al solito, il nostro sindacato non si è limitato a brontolare, ma – in lunghi mesi di lavoro e dopo accese discussioni – ha elaborato le proprie, organiche, proposte per un "Nuovo Servizio Sanitario".

Le ha elaborate, stampate e diffuse.

Vi invito a leggerle: si tratta di 44 facciate, riassunte in 11 schede che delineano tutto il percorso della futura (o futuribile) sanità: princìpi generali; il nuovo assetto aziendale; le competenze di governo; il finanziamento; le nuova organizzazione assistenziale; il "sistema qualità"; i dati statistici; gli aspetti previdenziali ed occupazionali; la carriera; la libera professione.

Non posso riassumere qui tutta la "filosofia" sanitaria della CIMO-ASMD.

Per questo mi limito ad elencarVi sinteticamente gli aspetti essenziali delle nostre proposte e delle nostre richieste al governo Berlusconi, nella speranza che parte di esse si traduca concretamente in realtà.

Sono 10 proposte 10: alcune semplici, altre molto complesse e di impegnativa attuazione.


Le richieste/proposte della CIMO-ASMD per la Sanità

  1. Revisione sostanziale dello stato giuridico della dirigenza del ruolo sanitario (ex Dlgs 229/99).
  2. Testo unico di Leggi sanitarie, con abrogazione di tutte le precedenti.
  3. Abolizione dell’ARAN e discussione dei contratti nazionali a livello ministeriale (con presenza di delegati della Conferenza Stato-Regioni), regionale ed aziendale.
  4. Revisione delle regole sulla rappresentatività sindacale.
    1. Nuovo modello di Servizio Sanitario Nazionale

    Le proposte CIMO-ASMD (31/5/01) sono così sintetizzabili:

    1. Aspetti finanziari e finalizzazione
      • Finanziamento adeguato su base regionale (6,5-7% del Pil regionale);
      • Quota di solidarietà inter-regionale:
      • Totale copertura delle patologie croniche gravemente invalidanti (da definirsi una volta per tutte e non con cadenza annuale);
      • Compartecipazione alla spesa (indiretta parziale) per le sole attività ambulatoriali.
    2. Aspetti di coordinamento
      • Definizione dei rapporti tra Servizio Sanitario Pubblico e Privato (convenzionato e puro);
      • Definizione del ruolo degli IRCCS e della Spedalità Religiosa;
      • Funzione assistenziale dell’Università;
      • Accreditamento, convenzioni, qualità.
    3. Aspetti organizzativo-gestionali
      • Sanità regionalizzata;
      • ULSS a dimensione sub-provinciale (medio periodo) o provinciale (lungo periodo); rete provinciale di ospedali per acuti; ULSS ed Ospedali trasformati in Spa o Fondazioni, guidati da un Consiglio di Ammi-nistrazione (che progetta e controlla) e gestite da un Direttore Generale (nominato e controllato dal CdA);
      • Rete distrettuale (distretti da 80-100.000 abitanti/l’uno);
      • Rete domiciliare (ADI, dimissioni protette);
      • Collegamenti tra distretti e strutture di ricovero-riabilitazione;
      • Nuova organizzazione dell’attività ambulatoriale e di ricovero;
      • Organizzazione dipartimentale, contrattata e concordata a livello regio-nale;
      • Nuovo sviluppo della carriera medica e nuove compatibilità.
      1. Nuova ipotesi contrattuale, articolata sui seguenti punti:
        • riconoscimento dell’inflazione reale e non di quella programmata;
        • rispetto delle date contrattuali, con pesanti penalizzazioni per gli inadem-pienti;
        • maggior peso di tutte le voci retributive dinamiche (posizione, risultato, variabile aziendale) rispetto alle voci tabellari fisse;
        • reintroduzione di una incentivazione alla produttività, come quota % sulle prestazioni rese;
        • nuova progressione di carriera che separi gli incarichi prevalentemente dirigenziali (es. 4) da quelli prevalentemente professionali (es. 3);
        • conseguente nuova specifica ed adeguata suddivisione sia (a) delle voci tabellari che (b) delle indennità; tutte [sia (a) che (b)] distinte in 2 livelli e su 7 interlivelli;
        • contratti di formazione lavoro, con possibilità di formazione (anche alter-nativa a quella specialistica) all’interno delle strutture ospedaliere o distrettuali;
        • definizione di standards operativi vincolanti e condivisi, relativi alla dirigenza sanitaria (organici, quantità e qualità degli interventi);
        • orario settimanale di 36 ore;
        • ECM (educazione medica continua) garantita per tutti e finanziata dal datore di lavoro;
        • revisione del sistema di valutazione dei laureati (Collegio tecnico, Nucleo di valutazione, metodologia), basato su valutazioni oggettive effettuate anche con il supporto dalle Società Scientifiche Regionali;
        • definizione (nel 1° contratto successivo all’attuale) di tutti gli istituti contrattuali, comprese le cosiddette "code";
        • coperture assicurative adeguate;
        • revisione delle norme di garanzia, di recesso e dell’interruzione consensuale del rapporto di lavoro.
        1. Chiara definizione delle attribuzioni regionali in sanità:
          • quantificazione dei fondi integrativi regionali;
          • quantificazione di ulteriori incentivi regionali (incentivazione alla produttività; progetti obiettivo; emergenza; trapianti…)
          • contestualità della trattativa tra i diversi settori dell’area medica e tra le aree dirigenziali del comparto sanitario.
          1. Chiara definizione delle funzioni dei laureati non medici in ambito sanitario.
          2. Nuova normativa sulla libera professione: eliminazione dell’obbligo della esclusività e della sua irreversibilità; eliminazione delle penalizzazioni (economiche e di carriera) per gli optanti per la libera professione extramoenia; nuova organizzazione della libera professione intramoenia.
          3. Premio all’impegno e all’operosità professionale su base aziendale, regionale, nazionale,

          ***

          Vorrei concludere con un auspicio e con una speranza.

          L’auspicio è che parte di queste 10 proposizioni divenga patrimonio reale di questo Governo.

          La speranza è che "non ci venga negata, da vecchi, l’assistenza sanitaria che viene garantita, oggi, agli attuali vecchi".

          Per questo si batte la CIMO-ASMD. Perché la Sanità italiana non arretri rispetto ai livelli attuali, ma progredisca, per merito di un mondo medico più professionale, più motivato, più rispettato.

           

           

          Stefano Biasioli

          Vicenza, 10/7/01


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