Medici ribelli, vince la Bindi, il Resto del Carlino, Sabato, 25 Marzo 2000

da "il Resto del Carlino", Sabato, 25 Marzo 2000


Medici ribelli, vince la Bindi


ROMA — I medici universitari di nuovo in mezzo al guado. Per loro scatta ancora una volta quel termine del 14 marzo fissato dalla Bindi, che il Tar del Lazio (e non solo) aveva invece sospeso. Il consiglio di Stato dà ragione al ministro. E annulla l'ordinanza del Tar, che aveva spostato al 5 luglio la data entro la quale i sanitari dipendenti dalle università avrebbero dovuto scegliere se esercitare la professione libera entro le strutture pubbliche oppure «fuori dalle mura».

E il ministro ha fatto sapere che indicherà una nuova data, «un nuovo breve termine che varrà ovviamente solo per i ricorrenti». Dunque, chi non ha optato, né fatto ricorso, sarà considerato in regime di esclusiva.
Incertezza e confusione, tornano a regnare sovrane nelle cliniche universitarie, dove non si è mai attenuato il braccio di ferro tra medici e ministro. E dove chi ha già scelto, magari con riserva, di esercitare in via esclusiva la libera professione (i dati indicano l'85 per cento) nell'ambito dell'ospedale, con certe limitazioni, avrà un vantaggio economico di circa un milione e mezzo in più al mese. Da valutare anche ai fini della pensione e della liquidazione.

Non percepirà tale trattamento economico di favore, invece, chi ha scelto di continuare a visitare i pazienti privati all'esterno, venendo penalizzato anche ai fine della carriera: niente incarichi direttivi. «Chi non esercita l'opzione nei termini — disse allora la Bindi — si troverà in rapporto di esclusiva con tutte le conseguenze che ne derivano nel caso di esercizio di attività extramuraria».

Il consiglio di Stato, tecnicamente, ha annullato l'ordinanza del Tar che sospendeva l'efficacia delle circolari emanate da alcuni rettori di Università, come quelle di Firenze, Siena e Pisa. Circolari, che imponevano ai medici di optare entro il successivo martedì 14 (libera professione dentro o fuori), in applicazione del decreto legislativo della Bindi emanato venerdì 10 marzo. Contro la circolare avevano ricorso un paio di migliaia di sanitari di 25 facoltà, contestandone il merito e la forma.

Con una prima decisione, e in via cautelare in attesa di entrare fra qualche mese nel merito del problema, il tribunale aveva allontanato dagli interessati la mannaia della scelta nel termine fissato dal ministero. E, sulla base della sospensiva ottenuta, l'avvocatura dello Stato aveva «consigliato» i rettori a congelare per tutti il termine del 14 marzo. Anche per quelli che non avevano ricorso al Tar.

Ma ora quella data rivive. Anche se è già trascorsa. Una successiva scadenza per la formulazione della scelta (se non l'ha già fatto il consiglio di Stato, di cui per il momento si conosce solo il dispositivo) sarà indicata, come detto, dal ministro della Sanità. Che interpreta in senso estensivo la sentenza: «Il consiglio di Stato ha accolto le nostre ragioni anche di natura tecnica e giuridica».

Ma dura è anche la linea scelta dai «professori» ospedalieri, che dopo la riforma Bindi-Zecchino affermano di sentirsi meno professori e più ospedalieri e rivendicano la propria «identità di ricercatori».


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