E' stata la Bindi a trattarci da bottegai di Massimo D'Addato, il Resto del Carlino, Domenica 19 Marzo 2000

da "il Resto del Carlino", Domenica, 19 Marzo 2000


E' stata la Bindi a trattarci da bottegai

Prof. Massimo D'Addato

Ordinario di Chirurgia Vascolare Università di Bologna


Caro signor Visci,
mi presento. Sono un chirurgo universitario che ha vinto il ben noto ricorso al Tar del Lazio, ma ho fatto ugualmente la scelta per l'attività intramoenia. Ho letto il suo articolo di giovedì 16 marzo e sono rimasto veramente male, come credo molti miei colleghi. Sentirci chiamare bottegai attaccati al danaro e non al giuramento di Ippocrate offende profondamente e mortifica una categoria professionale che ha sempre lavorato per la salute altrui. Lo spirito del suo sgarbato scritto nasce dalla non perfetta conoscenza dei fatti e forse questo la giustifica, ma non l'assolve per quanto afferma.

Si è parlato di una scelta, ma scelta non è. Ciò è dovuto al fatto che la cosiddetta scelta si articola tra due posizioni non alternative, ma contrapposte. Non è il caso di entrare in particolari, ma chi sceglie il lavoro extramoenia non può avere alcun incarico dirigenziale, dalle Unità operative ai Dipartimenti e così via. Per contro, coloro che scelgono l'attività intramoenia hanno garantita una progressione di carriera e un aumento lordo dello stipendio del 30%.

Tutto qui, caro Visci, a conferma di quanto un autorevole personaggio ha già detto: «Le riforme sanitarie si fanno riempiendo d'oro la bocca dei medici». Questo in sostanza avvalora la sua affermazione: ci hanno trattato da bottegai. Vorrei esprimere in definitiva il pensiero di uno di coloro che lei definisce, con un linguaggio ormai da soffitta, «baroni e baroncini». Innanzitutto mi permetto di ricordarle che sono state le facoltà di medicina delle varie Università che, con le dovute eccezioni, hanno realizzate punte di eccellenza nella ricerca medica e forniscono al mercato nazionale quel prodotto chiamato «medico» che, guardando agli ultimi anni, non solo non ci ha fatto fare brutta figura in campo internazionale, ma fornisce un'ottima sanità. L'attuale generazione, professionalmente matura, è quella che ha pagato, con un duro lavoro e con sacrifici personali, una formazione e una cultura lontana da contratti sindacali e da cartellini marcatempo. Ora tutto sta cambiando. Bene, ci auguriamo che i giovani possano avere un cammino migliore.

Torno brevemente su quello che è stato il punto centrale del suo articolo: il lavoro intra ed extramoenia. Posso garantirle a titolo personale, ma certo di interpretare una elevata percentuale di colleghi, che il desiderio è quello di lavorare in intramoenia. L'abbiamo sempre affermato ma con la premessa che ci vengano date le garanzie e le condizioni da parte delle aziende ospedaliere di avere strutture ed efficienza per poter lavorare con decoro professionale e per dare ai cittadini delle prestazioni che non siano a mezzo servizio. Pretendiamo che le aziende ospedaliere realizzino strutture efficienti nell'interno degli ospedali dove possa essere garantita la libertà di scelta del cittadino a fronte di una corretta e onesta remunerazione. Non ci piacciono i compromessi di convenzioni con cliniche private sulle cui garanzie assistenziali vi è molto da dire. Non ci va bene di continuare a lavorare nei nostri studi professionali con un carico di spese che non viene assolutamente coperto. Questo è il problema. Vogliamo poter lavorare in queste condizioni con le garanzie di efficienza dell'ospedale dove già siamo, finendo una buona volta di correre avanti e indietro dall'ospedale alle varie cliniche o ambulatori. Quell'irriducibile sognatrice, come lei definisce il ministro Bindi, ha scoperto l'acqua calda, ma io credo che, obnubilata dalla sua fede politica, sia in buona fede. La perdono delle cattiverie che ha scritto e la saluto perché devo andare a bottega.


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