Testo dell'Atto di indirizzo del Comitato di settore del comparto sanità all'Aran, aggiornato e valutato positivamente dal Consiglio dei Ministri lo scorso 11 febbraio
COMMISSIONE XII - AFFARI SOCIALI
Resoconto stenografico
INDAGINE CONOSCITIVA
Seduta di mercoledì 2 aprile 2003 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIUSEPPE PALUMBO
La seduta comincia alle 14,25.
(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Seguito dell'esame del documento conclusivo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della normativa sull'esercizio della libera professione medica intramuraria, il seguito dell'esame del documento conclusivo. Rammento che nella seduta del 18 marzo 2003 è iniziata la discussione sulla proposta di documento conclusivo dell'indagine predisposta dal relatore, onorevole Stagno d'Alcontres.
Prima di dare la parola all'onorevole Stagno d'Alcontres, avverto che sono state presentate proposte di modifica del documento conclusivo ed una proposta alternativa di documento conclusivo presentata dai gruppi dell'Ulivo. Avverto altresì che verrà posta in votazione la proposta di documento dell'onorevole Stagno d'Alcontres, come eventualmente riformulata alla luce delle osservazioni pervenute da parte dei colleghi. La proposta alternativa di documento conclusivo verrà posta in votazione solo ove respinto il documento conclusivo proposto dal relatore. Dispongo la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle proposte di modifica del documento conclusivo, della proposta alternativa di documento conclusivo dei gruppi dell'Ulivo, del documento conclusivo approvato dalla Commissione (vedi allegati).
Do la parola all'onorevole relatore.
FRANCESCO STAGNO d'ALCONTRES, Relatore. Grazie, presidente. Desidero ringraziare i colleghi che sono intervenuti ed hanno fornito un contributo teso a migliorare il provvedimento. Nelle proposte emendative presentate ho notato un approccio per molti versi tecnico e per altri politico.
Vorrei chiarire che mi sono esclusivamente attenuto ai dati forniti dai soggetti auditi ed ho creduto opportuno formulare indicazioni che nascono non dalla mia fantasia, ma dal confronto avuto con alcuni direttori generali, che hanno descritto la realtà attuale delle aziende. Dobbiamo esaminare ciò di cui stiamo discutendo secondo una prospettiva di lungo periodo: alcune situazioni devono essere modificate in modo da migliorare lo strumento che è stato adottato con il decreto legislativo n. 229 del 1999.
Ho accorpato a mia discrezione alcuni suggerimenti emendativi: ricordo peraltro che non stiamo approvando un provvedimento legislativo, ma il documento conclusivo di una indagine conoscitiva volta a verificare lo stato di attuazione della normativa sull'esercizio della libera professione medica intramuraria.
Ritengo che sia prematuro parlare di fallimento dell'istituto dell'intra moenia, ma è chiaro che esso deve essere modificato; sarebbe opportuno stabilire, in accordo - spero - con l'opposizione, un processo di modifica che possa dare soddisfazione ai medici, così come richiesto inizialmente, e possa ovviare all'allungamento delle liste di attesa. Nel 1999, l'Organizzazione mondiale della sanità dichiarò che il Sistema sanitario italiano era tra i migliori del mondo: i dati storici a cui si riferiva risalivano al primo semestre 1997, quando la cosiddetta riforma Bindi non era ancora operativa. Allora, il problema delle liste d'attesa non era così rilevante e la qualità del sistema sanitario veniva riconosciuta da un organismo internazionale quale l'Organizzazione mondiale della sanità. Oggi stiamo valutando proprio questo settore, che è stato ritenuto fondamentale dal Governo che ha voluto avviare la riforma: secondo quanto riferito dai soggetti auditi, la riforma è costata 3 mila miliardi, ma lo Stato ha incassato soltanto centottanta miliardi di lire; dai 3 mila miliardi escludiamo quelli che sono stati stanziati per la ristrutturazione (930 milioni di euro).
Non possiamo giudicare il provvedimento soltanto dai numeri, ma dobbiamo attuare, così come mi è stato suggerito anche da autorevoli colleghi dell'opposizione, un sistema di verifica e controllo su tutti gli atti aziendali che sono stati avviati, per capire il motivo per cui l'attivazione dell'intra moenia è avvenuta a «macchia di leopardo». Avevamo suggerito all'ex ministro una certa gradualità nell'applicazione di questa riforma: a causa del mio lavoro - svolgo la professione di medico - conoscevo la realtà strutturale del sud d'Italia, che non ci consentiva di avviare quel sistema di qualità che i pazienti in grado di pagare (i cosiddetti solventi) cercano: per ristrutturare la rete ospedaliera e renderla operativa anche sotto il profilo della richiesta privata era necessario attendere un lungo periodo. Non condivido l'osservazione che mi è stata rivolta dalla collega Bindi, secondo la quale per valutare l'intra moenia è necessario lungo periodo, poiché ella stessa si contraddice, in un modo che definirei schizofrenico, quando denuncia il fatto che le strutture sanitarie non sono state ristrutturate, chiedendone la ragione.
La nostra maggioranza governa il paese da un anno e mezzo, mentre per ammodernare le strutture sanitarie è necessario del tempo; tra l'altro, come emerge anche dalle audizioni, i direttori generali hanno voluto inserire la spesa per l'attivazione dell'intra moenia all'interno di una ristrutturazione organica dell'azienda sanitaria. Ciò ha comportato tempi molto più lunghi ed un rallentamento nel processo di ristrutturazione della rete ospedaliera a favore dell'intra moenia stessa. Dal punto di vista tecnico, indubbiamente, bisogna procedere ad una serie di controlli e verifiche ed accetto i suggerimenti che mi vengono rivolti: non posso, però, accogliere proposte volte a sostituire le conclusioni che ho redatto. Ho cercato di cogliere le parti essenziali delle conclusioni, ma mi sono reso conto che esse vertevano sia sul quadro normativo sia sugli obiettivi e le conclusioni e, dunque, ho ritenuto opportuno inserire in parte queste proposte, ma senza essere ripetitivo. Se vogliamo rendere tutti contenti possiamo dire qualsiasi cosa e il contrario: sarebbe opportuno, invece, assumere una posizione chiara in modo che si possa, successivamente, riuscire concordemente a varare un progetto di modifica del decreto legislativo n. 229 che soddisfi sia i pazienti sia il personale medico. Infatti, se l'intra moenia deve dare una soddisfazione professionale al personale medico e paramedico, deve soddisfare anche i pazienti, sia coloro che vogliono pagare sia coloro che non vogliono farlo: quasi sempre, a causa della lunghezza delle liste d'attesa, il paziente è costretto a chiedere una prestazione privata a pagamento pur di evitare la lunga attesa. Si tratta di un progetto che bisogna valutare, sottolineando che non si tratta di una posizione esclusiva della maggioranza, ma che deve essere comune a tutti, poiché la sanità è un bene collettivo: oggi non ci serve in prima persona, ma domani potrà esserci utile e, dunque, dobbiamo essere attenti a valutare con coscienza ciò che stiamo facendo in modo da poter ottenere il gradimento degli utenti e dei pazienti, i quali sono i soggetti più vulnerabili in assoluto.
Vorrei precisare le proposte che ho accolto, secondo una posizione che ritengo corretta e attenta a tutte le attese. Mi viene suggerito dalla collega Bindi ed altri di sostituire al paragrafo 3.1 della proposta di documento conclusivo, all'ultimo capoverso, le parole «ulteriore aumento della retribuzione», con le seguenti «contributo economico». Ho, peraltro ritenuto più opportuna la dizione «dei proventi connessi allo svolgimento di tale attività professionale». Al paragrafo 5, secondo capoverso, laddove si legge «così come sette anni dopo», non indicherei il numero di sette anni, poiché il primo atto formale risale alla legge n. 662 del 1996, ma userei la dizione «così come oggi».
All'ultimo capoverso del paragrafo 5, dopo le parole: «modalità di attuazione della normativa in esame» inserirei, tenendo conto della proposta di modifica presentata dall'onorevole Massidda ed altri, le seguenti parole: «In particolare, occorre porre in essere una verifica sullo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione della rete ospedaliera in funzione dell'esercizio dell'attività intra moenia realizzate attraverso l'impiego delle risorse di cui all'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 e del decreto legislativo n. 254 del 2000 così come una verifica degli atti aziendali esitati dai direttori generali».
Credo di aver accolto in gran parte le istanze di tutti gruppi, ricordando nuovamente che stiamo discutendo della proposta di documento conclusivo di un'indagine conoscitiva e non di un provvedimento legislativo.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Stagno d'Alcontres. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire.
FRANCESCA MARTINI. A nome del mio gruppo, dichiaro il voto favorevole sulla proposta di documento conclusivo, ritenendo molto importante che la Commissione affari sociali contribuisca in modo specifico alla conoscenza e all'ascolto del territorio e della classe medica. Come ha appena sottolineato il relatore, dobbiamo approvare il documento conclusivo di un'indagine conoscitiva e non un provvedimento legislativo: dunque, auspichiamo che, a seguito della stessa indagine conoscitiva, si promuova rapidamente un intervento che possa chiarire un tema molto dibattuto e che presenta alcuni elementi di criticità che, in questo momento, stanno danneggiando sia gli operatori della sanità sia, soprattutto, i pazienti.
GRAZIA LABATE. Siamo consapevoli del fatto che non stiamo discutendo di una proposta di legge, ma del documento conclusivo di un'indagine conoscitiva. Ricordo, però, che il regolamento e la prassi indicano che nel documento occorre formulare suggerimenti al Governo su temi o fattori di criticità: non è obbligatorio, ma l'indagine serve a mettere in evidenza la situazione esistente riguardo un particolare istituto normativo, da cui si evincono motivazioni in base alle quali avanzare proposte e indicare comportamenti o strumenti tesi al miglioramento della situazione.
Ci rendiamo conto della benevolenza del relatore, il quale ha accolto alcuni emendamenti più formali che sostanziali. Le modifiche che chiedevamo, tuttavia, soprattutto nella parte conclusiva, nascevano in ragione della documentazione acquisita nel corso dell'indagine, che suggerisce di compiere opportune verifiche al fine di raggiungere determinati risultati. Non credo che valga l'esperienza personale, ma i documenti che abbiamo raccolto e le relazioni svolte durante i lavori dell'indagine. Riguardo alla filosofia di fondo delle conclusioni, abbiamo ritenuto di fornire un contributo affinché il documento potesse rispecchiare quanto abbiamo ascoltato, indicando possibili soluzioni. Ci rendiamo conto che ciò che non corrisponde alla visione culturale e politica del relatore e, quindi, ci comporteremo di conseguenza in occasione delle procedure di voto. Non condividendo, in particolare, le conclusioni del documento proposto, annuncio un voto contrario.
GIUSEPPE CAMINITI. Ringrazio il relatore, onorevole Stagno d'Alcontres, che si è occupato di un problema molto importante. Sono un operatore sanitario e conosco bene la problematica del tempo pieno, dell'intra moenia e delle lunghe liste d'attesa. Condivido quanto affermato dall'onorevole Martini e - dopo avere ascoltato numerosi esperti ed operatori - ritengo che l'indagine conoscitiva svolta non debba rimanere fine a se stessa, ma che la Commissione debba proporre al Governo e al ministro della sanità, un documento che consenta di ottenere risultati positivi non solo per gli operatori sanitari ma, soprattutto, per i pazienti.
PRESIDENTE. L'indagine conoscitiva, come recita l'articolo 144 del regolamento della Camera, è diretta ad acquisire notizie, informazioni e documenti utili alle attività della Camera. Invito, dunque, i parlamentari a predisporre proposte di legge che possano anche essere d'ausilio all'opera del Governo: non dobbiamo infatti aspettare che l'esecutivo presenti un disegno di legge, considerato che le indagini conoscitive hanno l'obiettivo di fornire elementi affinché i deputati possano presentare proposte di legge.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Lei, presidente, ha anticipato le mie considerazioni, descrivendo correttamente le finalità dell'indagine conoscitiva. La Commissione ha condiviso la richiesta avanzata dai deputati del gruppo della Margherita in merito allo svolgimento dell'indagine conoscitiva per verificare l'applicazione del decreto legislativo n. 229. Credo che il relatore abbia svolto un'ottima e completa relazione, riassumendo quanto ci è stato riferito nel corso delle audizioni ed i correttivi che egli ci ha suggerito sono tesi a trovare un punto di incontro. Credo che alcune proposte avanzate dall'opposizione avessero valore non di conditio sine qua non, ma di stimolo, e non intendessero introdurre contrapposizioni o divisioni in ordine alla votazione di un documento che, voglio ricordare, non è un provvedimento legislativo, ma nasce dall'indagine conoscitiva appena conclusa. Sono convinto che l'onorevole Stagno d'Alcontres non abbia esposto valutazioni che inducano ad un voto contrario; capiamo, peraltro, le posizioni di tutti, anche se d'ora in avanti dovremo tenere conto di quanto avverrà, poiché si dialoga e ci si confronta, ma se il voto che si esprime è sempre contrario, è chiaro che dovremo ragionare in altri termini. Spero che questo non avvenga, perché la nostra Commissione, proprio per la delicatezza della materia trattata, deve instaurare un clima di dialogo.
Anticipo che il mio gruppo ha intenzione di far tesoro dei risultati dell'indagine conoscitiva che stiamo concludendo per apportare i correttivi necessari alla materia affrontata attraverso un'iniziativa parlamentare. Ci auguriamo che anche il Governo, sensibilizzato dal Parlamento, possa contribuire ad approntare soluzioni rispetto ad una riforma che, per alcuni aspetti, era condivisa dall'intero schieramento politico, mentre per altri esisteva un certo dissenso, anche se non ideologico, che si tradurrà in proposte concrete. Mi auguro inoltre che non si assumano atteggiamenti di contrapposizione, ma che il dialogo prosegua, su una materia che richiede correttivi parlamentari concreti ed in tempi brevi, improntati ad uno spirito di collaborazione.
GIACOMO BAIAMONTE. Mi congratulo con il relatore per il lavoro svolto e mi dichiaro senz'altro favorevole alla proposta di documento conclusivo. Ho già spiegato, però, nel corso del mio intervento che non sono d'accordo con il decreto legislativo n. 229 principalmente per quanto riguarda i professori universitari, il cui stato giuridico è diverso da quello proprio dell'attività ospedaliera: tale questione non è stata accolta durante la stesura del richiamato decreto legislativo n. 229. Presenterò, dunque, un progetto di legge sui professori universitari «clinicizzati», in modo tale che si possano cancellare gli equivoci ed evitare molte problematiche (dalla durata dell'attività professionale alla normativa che impone a determinate situazioni che non riguardano il ruolo e la specifica figura del professore universitario).
PRESIDENTE. Onorevole Baiamonte, lei sa che sono perfettamente d'accordo con quanto ha affermato ed accolgo con favore l'ipotesi della presentazione di un provvedimento legislativo.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Vorrei esprimere la mia delusione in merito al fatto che il relatore non abbia accettato i suggerimenti e le integrazioni che abbiamo proposto. Riteniamo, infatti, che un'indagine debba tenere conto di tutte le dichiarazioni che sono state rese nelle varie audizioni. Con le nostre proposte emendative, avremmo fornito un quadro più realistico rispetto alle esigenze territoriali che sono state evidenziate anche in Commissione. Ci sembra che la posizione del relatore non sia condivisibile perché tenta di interpretare soltanto una parte di quanto è stato detto: sarebbe necessario un documento più rispondente alle varie voci che abbiamo ascoltato, alcune indubbiamente di critica, ma altre di forte apprezzamento: ognuno di noi avuto modo di discutere con medici, ricevendo contestazioni ma anche approvazioni.
Se pertanto la posizione del relatore si manterrà tale, anche i deputati del gruppo della Margherita esprimeranno un voto contrario.
Vorrei svolgere un'ultima considerazione rispetto a quanto affermato dalla collega Martini: ogni parlamentare ha la facoltà di presentare proposte di legge. Il Governo, da più di un anno - molto spesso in maniera propagandistica - ha annunciato un progetto complessivo. Oggi non è stato presentato e, nei prossimi giorni, capiremo se tale riforma - per iniziativa del Governo o del Parlamento- sarà presentata: in quel caso avanzeremo le nostre proposte. In occasione della discussione del disegno di legge finanziaria fu fatto un «colpo di mano» e, se pensiamo a quell'episodio, gli auspici non sono i migliori. Ci comporteremo pertanto in relazione a quanto accadrà in futuro.
DOMENICO DI VIRGILIO. Sono grato all'onorevole Stagno d'Alcontres e a tutti i commissari per il lavoro svolto. Sono d'accordo con l'onorevole Labate quando afferma che non bisogna fare questioni personali: l'esperienza personale, però, porta a qualsiasi atto della nostra vita un contributo che può essere positivo o negativo. Il relatore ha avuto il merito di aver messo in evidenza che non deve esistere contraddizione nel lavoro dell'operatore ospedaliero che, giustamente, deve intrattenere un rapporto esclusivo e dare il meglio di se stesso all'interno dell'ospedale, secondo un rapporto di fiducia con il paziente.
Una delle attuali difficoltà del mondo della medicina è rappresentata da una verticale caduta del rapporto di fiducia, tanto che oltre 9 milioni di italiani si affidano a medicine cosiddette alternative. Il cittadino compie la sua scelta affidandosi non alla struttura, ma al professionista a suo avviso più capace. Il professionista non opera in contrasto con la struttura a cui appartiene, nell'osservanza di tutte le leggi dello Stato, da quelle fiscali alle norme deontologiche. Esercitando la mia professione di medico, non ho mai assistito ad un contrasto tra l'attività libero professionale, svolta in intra moenia allargata, e l'attività aziendale. La difesa di poche «pecore nere» tra i medici ha provocato un forte calo verticale della fiducia dei cittadini, ma la maggior parte dei medici e degli infermieri opera con capacità ed in assoluta buona fede e correttezza verso la propria struttura. Non trovo che esista una contrapposizione tra il rapporto esclusivo del medico dipendente e la libera professione esercitata nel rispetto delle norme vigenti fuori dall'ospedale, ma anzi, si ottiene un beneficio; peraltro, se un medico sottraesse risorse umane ed economiche dell'ospedale incorrerebbe in un reato penale.
Infine, metto in evidenza un pericolo: so che a Roma esistono medici che operano in intra moenia stretta, percependo parcelle nettamente superiori a quelle delle strutture private.
PRESIDENTE. Se non vi sono altri interventi, vorrei rivolgere i miei complimenti a chi ha richiesto l'indagine conoscitiva, in particolare al gruppo della Margherita: il lavoro svolto ci ha arricchito di nuove conoscenze e ci ha consentito di approfondire numerose questioni. Inoltre, ringrazio l'onorevole Stagno d'Alcontres e gli uffici che lo hanno aiutato nella stesura della proposta di documento conclusivo.
Aggiungo che condivido soprattutto la parte della proposta di documento conclusivo formulata dal relatore in cui si afferma che la disciplina esaminata necessita di correttivi ed integrazioni anche sostanziali. Ritengo infatti che la norma possa essere condivisa nello spirito, ma sicuramente necessita di correzioni fondamentali che la rendano sempre più proficua sia per gli utenti sia per gli operatori sanitari.
Pongo quindi in votazione la proposta di documento conclusivo, come riformulata dal relatore.
(È approvata).
Risulta pertanto preclusa la votazione della proposta alternativa di documento conclusivo presentata dai gruppi dell'Ulivo.
Dichiaro conclusa la seduta.
La seduta termina alle 15.
ALLEGATO 1
Indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della normativa sull'esercizio della libera professione medica intramuraria.
PROPOSTE DI MODIFICA DEL DOCUMENTO CONCLUSIVO
Al Paragrafo 3.1 «L'adesione del personale al nuovo istituto»
All'ultimo capoverso sostituire le parole: ulteriore aumento della retribuzione con le seguenti: contributo economico. 2.Bindi, Labate, Battaglia, Fioroni, Turco, Burtone, Maura Cossutta, Meduri, Zanotti, Mosella, Zanella, Bolognesi, Luigi Pepe.
Al Paragrafo 3.2 «Le differenze territoriali»
Al secondo capoverso, dopo le parole: al di fuori della Regione stessa aggiungere le seguenti: in contrasto con quanto stabilito dalle disposizioni normative vigenti nonché dalle disposizioni contrattuali. 3.Bindi, Labate, Battaglia, Fioroni, Turco, Burtone, Maura Cossutta, Meduri, Zanotti, Mosella, Zanella, Bolognesi, Luigi Pepe.
Al Paragrafo 3.5 «L'intramoenia allargata»
Al secondo capoverso sopprimere i periodi secondo, terzo e quarto.
4.Bindi, Labate, Battaglia, Fioroni, Turco, Burtone, Maura Cossutta, Meduri, Zanotti, Mosella, Zanella, Bolognesi, Luigi Pepe.
Al Paragrafo 3.6 «Le prestazioni libero professionali per l'azienda»
All'ultimo capoverso, primo periodo, aggiungere infine le seguenti: , dal momento che nonostante gli annunci più volte ripetuti, il Governo non ha mai finanziato un programma uniforme su tutto il territorio nazionale finalizzato all'abbattimento delle liste d'attesa.
5.Bindi, Labate, Battaglia, Fioroni, Turco, Burtone, Maura Cossutta, Meduri, Zanotti, Mosella, Zanella, Bolognesi, Luigi Pepe.
Al Paragrafo 3.7 «Le peculiarità degli Irccs»
Aggiungere infine il seguente periodo:
Vanno evidenziate le difficoltà degli ospedali classificati ad applicare la riforma di cui al decreto legislativo n. 229/99 per la mancanza di fondi in quanto le Regioni non si fanno carico degli oneri contrattuali del personale medico.
6.Bindi, Labate, Battaglia, Fioroni, Turco, Burtone, Maura Cossutta, Meduri, Zanotti, Mosella, Zanella, Bolognesi, Luigi Pepe.
Al paragrafo 5 «Conclusioni e prospettive di riforma»
Al capoverso 12, dopo il primo periodo aggiungere il seguente:
È opportuno dare corso ad una verifica degli atti aziendali esitati dai direttori generali al fine di attivare l'istituto dell'intramoenia.
1.Massidda, Baiamonte, Minoli Rota, Burani Procaccini, Di Virgilio, Borriello, Cuccu.
Al paragrafo 5, «Conclusioni e prospettive di riforma» sostituire i capoversi dal 2 al 13, con i seguenti:
Le rilevazioni sull'andamento della libera professione intramoenia portano a conclusioni particolarmente pesanti. Viene infatti affermato, da un lato, che gli scopi per cui questo sistema è stato organizzato sono ben lungi dall'essere raggiunti, dall'altro che il sistema stesso si è prestato e si presta a usi distorti.
Il sistema doveva servire ai medici e ai pazienti. Si è evidenziato che è servito ad alcuni medici; la maggior parte dei medici ne è rimasta fuori. A nulla poi è servito ai pazienti, i quali al contrario si sono rivolti al medico libero professionista quasi esclusivamente per avere le prestazioni in tempi brevi. Tale risultato, noto a tutti da sempre, è paradossale: più lunghi sono i tempi di attesa più è richiesta la libera professione. Esattamente il contrario di quanto preventivato.
La gestione poco trasparente è connaturata al sistema. Non potrebbe essere diverso dal momento in cui il paziente lo utilizza per avere la prestazione in tempi minori.
Ma il diritto del paziente di avere visite ed esami in tempi ragionevoli consentirebbe di accedere alla libera professione a spese della A-USL quando i tempi medi (stabiliti dalla regione) vengono superati. Non risulta che alcuna A-USL o regione attui questa norma, peraltro stabilita dal decreto legislativo n. 124 del 1998.
Occorre affrontare il problema in modo radicale e dichiarare che la libera professione intramoenia è un fallimento per i medici e per i pazienti.
Se è stato fatto un primo passo positivo, quello di definire il rapporto di lavoro esclusivo, quindi di fare scegliere - ed ha scelto il 90 per cento dei medici - per il pubblico, occorre dichiarare definitivamente che chi lavora nel sistema pubblico non deve lavorare né nel sistema privato né in modo privato al suo interno.
Una soluzione potrebbe essere quella di ridistribuire con la retribuzione del personale medico la quota che una parte di esso percepisce con la libera professione, (che di poco supera i mille miliardi di vecchie lire), in modo equo, premiando particolarmente chi lavora in ordine all'appropriatezza delle prestazioni e soprattutto chi stabilisce con i pazienti un rapporto personalizzato - di presa in carico - piuttosto che parcellizzato e burocratico.
Sopprimere i capoversi 16 e 17.
Sopprimere l'ultimo capoverso.
7.Valpiana.
ALLEGATO 2
Indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della normativa sull'esercizio della libera professione medica intramuraria.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI DOCUMENTO CONCLUSIVO DEI GRUPPI DELL'ULIVO
1. Gli obiettivi dell'indagine conoscitiva.
L'indagine conoscitiva sull'attività libero-professionale dei medici all'interno delle strutture del Servizio sanitario nazionale (cosiddetta libera professione intramuraria o intramoenia) è stata deliberata dalla XII Commissione (Affari sociali) della Camera dei deputati il 28 maggio 2002, al fine di acquisire ogni elemento informativo utile per una valutazione approfondita dello stato di attuazione della disciplina in materia.
Il ricorso all'indagine conoscitiva è parso necessario anche per la mancata attivazione di due importanti strumenti conoscitivi previsti dalla normativa vigente (1): la relazione annuale del Governo al Parlamento sull'attività libero professionale intramuraria dei medici; il nuovo Osservatorio per l'attività libero professionale, presso il Ministero della salute, organismo volto ad acquisire gli elementi di valutazione in materia e ad elaborare, in collaborazione con le regioni, proposte al Parlamento.
(1) D.lgs. n. 502/1992, art. 15-quatordecies (articolo aggiunto dal d.lgs. n. 254/2000).
Il programma ha previsto audizioni dei soggetti coinvolti nella riforma, scelti a campione in diverse Regioni. La
Commissione ha dedicato alle audizioni nove sedute. In particolare, sono stati auditi i rappresentanti:
delle organizzazioni sindacali e di rappresentanza (dei medici ospedalieri e universitari: SNAMI, ANAAO-ASSOMED, CIMO-ASMD,
ANPO e FIMMG; CIPUR e USPUR; dei direttori di aziende ospedaliere: FIASO e Federsanità-ANCI; nonché rappresentanti di CGIL,
CISL e UIL);
del Comitato nazionale universitario (CNU);
dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali;
del Tribunale per i diritti del malato;
di numerosi Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (I.R.C.C.S.);
Alcuni dei soggetti auditi hanno sottoposto all'attenzione della Commissione documentazione scritta in ordine alla tematica
in esame. La Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, che non ha potuto
assicurare la partecipazione dei propri rappresentanti, ha inviato del materiale di documentazione.
La Commissione non ha ritenuto di procedere a specifiche missioni nelle diverse realtà territoriali, inizialmente previste dal programma dei lavori.
A conclusione dell'indagine la Commissione ha ascoltato la relazione presentata dal Ministro della salute, Prof. Girolamo Sirchia.
Il termine dell'indagine conoscitiva, inizialmente previsto per il 30 novembre 2002, è stato successivamente prorogato al 28 febbraio 2003.
2. Il quadro normativo di riferimento
2.1 La disciplina della dirigenza
Le disposizioni recate dal Decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, integrando il testo del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, hanno modificato la disciplina relativa alla dirigenza sanitaria. In particolare:
è previsto un ruolo dirigenziale unico, al posto dei due precedenti livelli dirigenziali (articolo 15);
al dirigente sono attribuiti incarichi di struttura semplice o di struttura complessa (articolo 15-ter), intendendosi per struttura l'articolazione organizzativa per la quale è prevista responsabilità di gestione di risorse umane, tecniche o finanziarie (articolo 15-quinquies, comma 5), ed in particolare per struttura complessa i dipartimenti e le strutture già riservate ai dirigenti di secondo livello (articolo 15-quinquies);
è introdotta l'esclusività del rapporto di lavoro dirigenziale (articolo 15-bis,comma 2), che comporta il divieto dell'attività libero professionale extramuraria e la possibilità di esercizio unicamente di attività libero-professionale intramoenia. Il dirigente sanitario con rapporto di lavoro esclusivo non può chiedere il passaggio al rapporto di lavoro non esclusivo (articoli 15-quater e 15-quinquies). Solo per i dirigenti già in servizio alla data del 31 dicembre 1998 è possibile continuare ad avere un rapporto non esclusivo, con la facoltà di esercitare, per la dirigenza sanitaria (dipendenti di secondo livello, primari) la libera professione extramuraria.
gli incarichi di direzione di struttura, semplice o complessa, presuppongono che il dirigente sia in rapporto di lavoro esclusivo (articolo 15-quinquies, comma 5).
In tale
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