Testo della relazione al disegno di legge per l'abrogazione del decreto legislativo n. 229/99 presentato da Alleanza Nazionale.


PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI DEPUTATI:

FINI, CONTI, GRAMAZIO, CARLESI, PORCU, POLIZZI, DELMASTRO, DELLE VEDOVE, ALBONI, ALEMANNO, ALOI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARMAROLI, ASCIERTO, BENEDETTI VALENTINI, BERSELLI, BOCCHINO, BONO, BUONTEMPO, BUTTI, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, COLA, COLOSIMO, COLUCCI, CONTENTO, CUSCUNA', FEI, FINO, FIORI, FOTI, FRAGALA', FRANZ, GALEAZZI, GASPARRI, GIORGETTI, GISSI, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA RUSSA, LO PORTO, LO PRESTI, LOSURDO, MALGIERI, MANTOVANO, MANZONI, MARENGO, MARINO, MARTINAT, MARTINI,  MATTEOLI, MAZZOCCHI, MENIA, MESSA, MIGLIORI, MITOLO, MORSELLI, MUSSOLINI, NANIA, NAPOLI, NERI, OZZA, PACE Carlo, PACE Giovanni, PAGLIUZZI, PAMPO, PAOLONE, PEPE, PEZZOLI, PROIETTI, RALLO, RASI, RICCIO, RIZZO, SAVARESE, SELVA, SIMEONE, SOSPIRI, STORACE, TATARELLA, TOSOLINI, TRANTINO, TREMAGLIA, TRINGALI, URSO, ZACCHEO, ZACCHERA

Abrogazione del Decreto legislativo recante norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale

PROPOSTA DI LEGGE

Onorevoli Colleghi! - Con il decreto legislativo che reca norme per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale si è pensato di colmare le lacune che affliggono il sistema sanitario del nostro Paese.

La necessità di una riforma della sanità italiana non può essere messa in dubbio ma ciò non vuol dire che questo decreto ci piaccia. Anzi, è vero il contrario e intendiamo proprio con questa proposta di legge abrogativa sottolinearne i motivi.

L'effetto principale, quello cioè che sarà più sentito dai cittadini-utenti, riguarda le minori opportunità che essi avranno di scegliere liberamente il luogo di cura e il medico di fiducia. Quest'ultimo, inoltre, non sarà neppure libero di scegliere il metodo di cura finalizzato al raggiungimento di una diagnosi e di una terapia (protocolli diagnostici e terapeutici). Sono state cioè annullate la libertà di cura, di diagnosi e di terapia. Facciamo un esempio: se il   medico di una persona opta per l'intra-moenia non potrà visitarlo a domicilio perché, proprio in virtù di questa scelta, potrà farlo solo in ospedale.

Il sistema delle autorizzazioni, degli accreditamenti e dei contratti di fornitura tra amministrazioni pubbliche e strutture e professionisti che erogano funzioni o prestazioni sanitarie rimarrà saldamente in mani pubbliche per cui le regioni e le Asl consentiranno, se non si porrà al più presto un rimedio, solo l'utilizzo di quote marginali di sanità privata, inibendo in tal modo una vera concorrenza tra pubblico e privato e la possibilità di scegliere liberamente, da parte dei cittadini, tra una molteplicità di offerte di servizi sanitari.

Non bisogna poi sottovalutare il fatto che il sistema delle incompatibilità professionali per i medici dipendenti (il cosiddetto rapporto esclusivo) impedirà di fatto al paziente la libera scelta del medico di fiducia anche se a pagamento. Inoltre, sarà solo la Regione a decidere con chi convenzionarsi e potrà anche non accreditare nessuno. La conseguenza sarà che chi ha maggiori possibilità economiche potrà continuare a farsi curare dove e da chi vuole, mentre chi non ha le medesime possibilità potrà rivolgersi solo al pubblico. Con un sistema del genere si può rischiare il depauperamento delle competenze professionali a disposizione del Ssn, depauperamento provocato dalle norme relative all'impedimento dell'esercizio della libera professione e all'abbassamento dell'età pensionabile.

Siamo molto preoccupati della profonda trasformazione che subirebbe la figura del medico di famiglia che, con questo decreto legislativo, diviene un dipendente del distretto sanitario e, quindi, di chi lo dirige (il direttore del distretto è a sua volta nominato dal direttore generale della Asl). Il medico di famiglia perde, in tal modo, la sua autonomia, caratteristica peculiare che ha consentito a questa figura professionale di essere considerata dal paziente come un sicuro punto di riferimento non solo dal punto di vista umano ma anche da quello sanitario.

La tutela dei diritti del cittadino-utente, la responsabilizzazione della spesa, l'acquisizione di metodi privatistici, il divieto a mantenere un doppio rapporto di lavoro con lo stesso servizio sono aspetti che il ministro non ha ritenuto di prendere nella dovuta considerazione. Ha voluto soltanto distinguersi e lo ha fatto in senso negativo.

La spesa farmaceutica, ad esempio, continuerà a gravare sui malati nella misura del 60-70 per cento. Non era forse questo un aspetto da considerare tenendo conto delle fasce di cittadini economicamente più deboli? E cosa dire poi della negazione del principio, da sempre vigente, della deducibilità fiscale per chi fa ricorso a polizze assicurative?

Un altro punto assurdo di questo decreto legislativo, massima espressione dello statalismo, riguarda la mortificazione della professionalità del personale medico. Attraverso il sistema delle penalizzazioni (sia economiche che di carriera) a danno dei medici più qualificati, più esperti e di successo si provocherà e si favorirà la loro migrazione verso la sanità privata. Questa riforma, vogliamo ricordarlo, prevede che chi eserciti la libera professione, oltre le normali 38 ore di lavoro settimanale nel servizio pubblico, vada incontro ad un abbattimento di stipendio di un milione al mese. Chi, al contrario, esercita la libera professione solo all'interno degli ospedali non incorre in tali tagli. Perché non si è tenuto conto del fatto che in Italia le strutture pubbliche con spazi e attrezzature adeguate a svolgere l'attività privata sono appena il quindici per cento?

Un altro punto a sfavore della professionalità del medico è l'assurda equiparazione operata da questo decreto tra il livello di aiuto e quello di primario. Non è accettabile il livello unico della dirigenza sanitaria all'interno degli ospedali che, oltre a modificare lo stato giuridico del personale, determinerà gravi disfunzioni a livello gerarchico e quindi assistenziale. Praticamente non vi è alcuna differenza tra il coordinatore (primario) e il coordinato (aiuto); si è creato, cioè, un completo appiattimento che di certo non giova, anzi danneggia, sia il medico che il cittadino-utente.

Che cosa dire, poi, della "regolamentazione" dei fondi integrativi? Ci sono solo due cose certe, in questo senso; la prima è che finiranno tutti nel calderone del Servizio sanitario nazionale; la seconda è che, proprio a causa di ciò, gli associati continueranno a versare contributi ai fondi integrativi ma questi per fornire il servizio richiesto dovranno usufruire delle strutture del Ssn. Ogni ulteriore osservazione ci sembra superflua.

Con questa aberrante riforma del sistema sanitario nazionale ci siamo allontanati, ricorrendo ad un eccessivo statalismo paramarxista, dal resto dell'Europa e del mondo. L'unica cosa che siamo riusciti a conservare è la qualifica di fanalino di coda della sanità del nostro Paese. Basti pensare che la copertura di finanziaria di questo decreto legislativo tanto contestato non è
stata neppure prevista.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, c'è da dire che il decreto legislativo presenta chiari aspetti di illegittimità ed incostituzionalità. Infatti dal testo del decreto con cui è stata approvata la riforma si evince un evidente eccesso di delega in quanto si va ben oltre la legge di delega del Parlamento. E questo motivo di carattere costituzionale, più di ogni altra cosa, giustifica sul piano tecnico-giuridico questa nostra proposta abrogativa.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1

  1. Il decreto legislativo recante norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, approvato il 2 giugno 1999, è abrogato.


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