da "il Sole 24 Ore Sanità", 5 - 11 Febbraio 2002
La Federazione italiana dei medici universitari punta a modificare il Dlgs Bindi-Zecchino
E i prof. scendono in campo
Nel mirino reversibilità dell’opzione e tetto dell’età pensionabile
Realizzare una piattaforma propositiva che contesti i cardini della “riforma Bindi-Zecchino” (Dlgs 517/1999). È questo l’obiettivo della Federazione italiana medici universitari (Fimu), il sindacato “battezzato” la scorsa settimana e presieduto da Nicola Basso, professore ordinario di Chirurgia generale dell’Università “La Sapienza” di Roma.
«Con la nascita di un sindacato ad hoc - spiega Nicola Basso - puntiamo a rendere ancora più incisiva l’azione condotta da tre anni a questa parte dall’Intercollegio, l’organo che fino a oggi ha coordinato l’organizzazione dei singoli collegi specialistici anche in merito a questioni legislative, dando voce a una figura, quella del medico universitario, spesso non rappresentata in modo adeguato».
E la piattaforma Fimu va a braccetto con le linee guida con il riordino della professione medica preparata dal Governo. Questi i temi: ripristino dello status giuridico dei medici universitari precedente al Dlgs 517/1999; scelta tra tempo pieno e tempo definito; alternativa tra l’attività intramoenia ed extramoenia; rapporto tra facoltà di Medicina e Regioni e, infine, il tetto dell’età pensionabile.
«Nostro primo obiettivo come medici universitari - continua Basso - è riconquistare quel ruolo che ci è stato ingiustamente sottratto, costringendoci a una scelta impropria tra attività didattica e assistenziale. È fondamentale mantenere l’unitarietà tra compiti istituzionali di ricerca, didattica e assistenza. D’altra parte, la Corte costituzionale è intervenuta già due volte, rispettivamente con una sentenza nel marzo 2001 e con un’ordinanza nel dicembre successivo, sulle problematiche connesse all’età pensionabile e all’intramoenia.
Sono pronunce importanti, perché la sentenza n. 71 di marzo 2001 sulle funzioni assistenziali dei medici universitari al raggiungimento dei limiti di età conferma quanto sempre sostenuto dall’Intercollegio sulla inscindibilità di queste funzioni rispetto ai compiti istituzionali della didattica e della ricerca.
L’ordinanza n. 394 del dicembre scorso conferma implicitamente, a nostro avviso, i dubbi sulla legittimità costituzionale dell’alternativa tra intra ed extramoenia. Su quest’ultimo punto l’ordinanza della Suprema Corte ha rimandato, di fatto, la decisione al Governo, a cui diamo atto di avere dimostrato un impegno concreto in questo senso. Siamo invece ancora in attesa di “stabilire” un contatto con il ministero dell’Università, fino a ora “sordo” alle nostre richieste».
Altro tema “caldo” su cui il sindacato promette battaglia è il rapporto tra facoltà di Medicina e Regioni. «I medici - continua Basso - hanno come referente istituzionale le aziende sanitarie del Ssn in merito all’attività di assistenza mentre, per ciò che concerne la didattica, il loro interlocutore è il rettore. Dal momento che assistenza e didattica sono strettamente connesse tra loro, questa dualità provoca disagi e rallentamenti. In questa fase di discussione dei protocolli di intesa tra Regioni e Università, inoltre, chiediamo almeno di essere consultati dal rettore, prima di arrivare alla stesura e alla sigla definitiva di accordi che incidono sulle nostre prestazioni professionali».