da "il Sole 24 Ore", Giovedí 10 Gennaio 2002
Per il viceministro Possa i fondi si sono assestati, ma i rettori
protestano
Università, la ricerca riparte con la vecchia dote di risorse
ROMA - Gli stanziamenti per la ricerca nella nuova Finanziaria confermano i livelli del 2001. Le proteste nei confronti del Governo sono «una forma di strumentalizzazione».
Guido Possa, viceministro all'Istruzione, difende l'operato dell'Esecutivo in una fase economica difficile e respinge l'accusa di disinteresse. Da rettori, professori e ricercatori, invece, si leva un coro di critiche: la diminuzione, in termini reali, dei finanziamenti statali alle università è foriera di un abbassamento della qualità del sistema dell'alta formazione, mentre le risorse per la ricerca universitaria, di base e applicata, restano molto basse.
«La "fuga dei cervelli" non si arresterà - pronosticava una mozione votata dai rettori nello scorso ottobre - se mancherà un deciso impegno sul fronte delle risorse finanziarie e infrastrutturali».
Le risorse. Il fondo per il finanziamento ordinario delle università - le risorse principali per la vita degli atenei statali, destinate non solo alla didattica ma anche all'attività di ricerca - nel 2001 è stato di oltre 6.145 milioni di euro (11.900 miliardi di lire), nel 2002 è di 6.189 milioni di euro (11.983 miliardi di lire). L'aumento, secondo Luciano Modica, presidente della Conferenza dei rettori, non è sufficiente a pagare nemmeno un terzo dell'adeguamento retributivo dei professori. Che i cordoni della borsa siano stati stretti lo ammette anche Possa, che però ricorda «l'impegno del Governo a trovare 51,6 milioni di euro (100 miliardi di lire) per integrare il fondo». Il fondo per il finanziamento degli enti di ricerca ha, nel 2002, una dotazione di 1.575 milioni di euro (circa 3.050 miliardi di lire), una cifra grosso modo corrispondente a quella del 2001 (comprese le risorse per gli istituti di fisica nucleare e di fisica della materia). Al Fondo per la ricerca applicata sono destinati, nel 2002, 420 milioni di euro (813 miliardi di lire), contro i 622 milioni di euro del 2001.
Infine, il Firb, il Fondo per la ricerca di base, dispone di circa 13 milioni di euro, mentre nel 2001 è stato finanziato con 377 milioni di euro, provenienti dagli incassi delle licenze Umts. Tuttavia - fanno notare al ministero - la posta vale per il biennio 2001/2002, tanto è vero che si stanno selezionando i progetti meritevoli di essere finanziati. I soldi non sono tutto... Secondo Guido Possa, per far decollare il sistema della ricerca si deve agire sulle modalità della spesa, cercando di non disperdere le risorse e fare perno su team motivati e "produttivi".
L'altra priorità - spiega Possa - è di stabilire, nel rispetto dei compiti istituzionali, un collegamento sistematico e fruttuoso tra università ed enti di ricerca, da una parte, e imprese, dall'altra. E per riuscire nell'intento bisogna superare le barriere culturali dei due poli, nella considerazione che l'innovazione rappresenta un atout.
Infine, Possa sottolinea il ruolo delle Fondazioni bancarie, che tra i propri compiti statutari possono annoverare l'impegno nella formazione e nella ricerca. ...Ma senza soldi si rimane deboli. Se mancano adeguati finanziamenti non si riesce - secondo Modica - a creare infrastrutture per sostenere la ricerca di cui ha bisogno un Paese avanzato. E senza infrastrutture, senza la possibilità di assumere anche personale a tempo determinato, anche le commesse per conto terzi restano confinate in una dimensione limitata. I finanziamenti pubblici sono essenziali - dice Modica - per spingere gli investimenti privati.
Eppure il fondo per la ricerca universitaria (l'ex 40%) assegna - teoricamente - a ogni professore e ricercatore una dote di 2.840 euro. Tuttavia, il problema delle risorse limitate è solo un verso della medaglia: ancora oggi i finanziamenti sono dispersi - afferma Modica - in mille rivoli, tanto è vero che oltre 50 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario delle università va ai consorzi di ricerca, che invece dovrebbero essere in grado di mantenersi sul mercato. E, per finire, il capitolo della valutazione: ancora oggi nella ricerca manca il giudizio sui risultati. Non si premia cioè chi fa bene, penalizzando chi usa soldi pubblici con risultati mediocri.