da "il Resto del Carlino", Venerdì 1 Giugno 2001


Medicina, i presidi contro la riforma Bindi


BOLOGNA — La Conferenza nazionale dei presidi delle facoltà di Medicina e Chirurgia mette sotto accusa gli atenei di Bologna, Modena, Ferrara e Parma per aver sottoscritto, nel maggio scorso, il protocollo d'intesa con la Regione Emilia Romagna; un documento che dà via libera alle norme della legge Bindi, inglobando di fatto l'attività delle facoltà mediche all'interno delle Asl.

A questa soluzione sia il ministero dell'Università che i presidi hanno fatto opposizione con un compatto fronte comune finché le università emiliano romagnole non hanno aperto una breccia.

Così la conferenza dei presidi ha stilato un dettagliato documento che si conclude esprimendo «preoccupazione e biasimo per la rinnovata iniziativa personale ed autocratica dei rettori delle università dell'Emilia Romagna» e assicura «solidarietà alle facoltà mediche della regione assicurando sostegno per le eventuali forme di opposizione che le facoltà stesse ritenessero di percorrere».

Un chiaro invito a disubbidire e a metter mano alle carte bollate. Chiave di volta dell'opposizione dei presidi è il fatto che le linee guida nazionali che dovevano portare agli accordi tra regioni ed atenei sono ancora nel limbo: quella delle università emiliane sarebbe quindi una fuga in avanti senza retroterra normativo.
Una posizione, quella dei presidi, che prende maggior vigore alla luce del programma della nuova maggioranza che vede nell'abolizione della riforma Bindi uno dei primi interventi nel campo della sanità e dell'università.

Secondo i presidi, il «documento applicativo» della Regione «comporta interventi regolamentari che incidono direttamente sulle funzioni di didattica e di ricerca dei singoli docenti universitari ed anche sulla struttura della programmazione delle facoltà di Medicina e Chirurgia».


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